Evita la strategia di comunicazione ‘ndo cojo, cojo
fabio | venerdì, settembre 25th, 2009 | 30 Comments »
A Roma ‘ndo cojo, cojo significa “a casaccio”. Ma il concetto è diffuso in tutta Italia, in gran parte delle aziende vinicole italiane, sembra sia una vera e propria strategia. Si tratta di mandare comunicati stampa nel mucchio, cioè a tutti gli indirizzi di cui si dispone.
Strategia ‘ndo cojo, cojo
Funziona così: alcune agenzie di comunicazione “sparano una raffica di mail a un indirizzario di giornalisti (che non sa come si siano procurate nel rispetto delle leggi sulla privacy). Un clic ed ecco che centinaia di e-mail partono immediatamente. Sicché ti arrivano una serie di lettere spedite a destinatario sconosciuto”.
Beppe Servegnini dice che questo genere di e-mail sono di quelle che si buttano senza nemmeno aprirle: cestinate. [fonte: Francesco Arrigoni del Corriere della Sera]
Perchè questa strategia non funziona?
E’ una strategia che può essere paragonata allo spam. Personalmente, dalla mia esperienza di gestore del wine blog Vino24, ti dico che cestino la quasi totalità di comunicati stampa che mi arrivano via email. Ti ritrovi centinaia di parole che elogiano la tale azienda, le tali bottiglie, il tale evento, in una sorta di autocelebrazione. Cosa può importare una notizia del genere a me e ai miei lettori? Niente.
Inoltre, non funziona anche perchè è una strategia da media tradizionali applicata ai nuovi media. Su internet l’interlocutore dell’agenzia (e quindi dell’azienda vinicola che si è affidata ad essa) è diverso ed è composto da decine di sfumature: non ho a che fare solo con giornalisti, per intenderci, ma anche con blogger (che giornalisti di solito non sono), con appassionati che magari gestiscono siti sul vino molto influenti, … Con questi interlocutori non posso comunciare con un comunicato stampa.
Internet non è fatto di messaggi uguali e standard per tutti. Internet non è fatto solo di testo, bensì di immagini, video, audio, conversazioni, partecipazioni, … Il comunicato stampa ‘ndo cojo, cojo, invece, è proprio fatto di messaggi uguali e standard per tutti e di solo testo.
Riassumo brevemente il concetto: perchè non utilizzare la strategia di comunicazione ‘ndo cojo, cojo?
1. Perchè è considerata come spam dagli interlocutori di internet, quindi viene cestinata (vedi foto di apertura)
2. Perchè è un messaggio standard e uguale per tutti, mentre su internet si può e si deve personalizzare la comunicazione in base alle proprie audiences. Come? Creando un database di contatti, categorizzato per categorie di interlocutore.
3. Perchè è impersonale, mentre gli utenti vogliono vedere la persona che c’è dietro ed eventualmente aprire una conversazione
4. Perchè è solo testo, mentre su internet si possono e si devono utilizzare anche e soprattuto altri strumenti: video, podcast, immagini, …
5. Perchè non permette livelli di misurazione dell’efficacia: invio il messaggio e poi?
6. Perchè sono gli stessi tuoi interlocutori a dirtelo che non vale la pena di attuare questa strategia. Leggi qui e qui
Soluzione
Se proprio devi inviare comunicati stampa su internet, questi si chiamano SMPR, cioè Social Media Press Release. Argomento di un prossimo articolo sempre su questo blog.
Foto | orphanjones
[...] This post was mentioned on Twitter by Jacopo Cossater. Jacopo Cossater said: RT @Vino24: Come evitare la strategia di comunicazione ‘ndo cojo, cojo delle cantine http://tinyurl.com/ycztyu5 [...]
Ahh ‘bbello (si dice a Roma)! Ma così è più facile.
Un semplice clik e il gioco è fatto! L’agenzia il comunicato l’ha inviato, e quindi il suo lavoro lo ha fatto, senza tanti sbattimenti di pensare, intestare, insomma, di sapere chi è la persona che sta dall’altra parte; se non da risultati, mica è colpa sua!! Colpa di chi non legge o del fatto che la notizia non è notizia…
Battute a parte, ogni strumento ha le sue istruzioni d’uso e sparare CS a destra e a manca solo perché è più veloce grazie alle email è come pensare di far scaldare un primo piatto con una lavastoviglie: non è una bella idea.
Si corre, per giunta, il rischio di essere ‘filtrati’ per spam e chiudere definitivamente il canale delle comunicazioni.
Io credo che questo succeda, perché ancora mancano delle figure professionali che siano in grado di utilizzare bene e con buon senso i nuovi strumenti e che manchi la cultura di base del comunicare, inteso come momento di informazione-incontro-confronto tra persone.
Attendo l’articolo sulle SMPR..
Pamela
Senz’altro, il problema principale è nelle agenzie tradizionali: non sanno come comportarsi su internet, non hanno capito le regole di questo ambiente che come tu sai sono ben diverse. E allora utilizzano vecchi modelli di comunicazione utili nei media tradizionali. Il problema è che i produttori di vino pagano per questi servizi, ma con quali risultati? Diciamo scarsi …
Attenzione però a non fare di ogn’erba un fascio ragazzi e ve lo dice uno che di comunicati così ne riceve “a fottere” tanto per restare sul linguaggio del volgo. Ci sono pochi ma preparati uffici stampa che lo sanno che se ti spediscono il comunicato della medagli o del terzo bicchiere saranno cestinati e che evitano di farlo. Il problema non è solo degli uffici stampa purtroppo, il problema è anche che ci sono troppe aziende e troppe di queste non hanno niente da dire veramente. Non sono uniche, non sono speciali in alcun modo, non sono “remarkable”. Questo è un problema più grande.
Perché senza mandare un solo comunicato o facendolo rarissimamente Angelo Gaja ottiene 10 volte la visibilità di chi ne manda uno a settimana, perché aziende come Villa Petriolo, Santamargherita, Zonin, Poggioargentiera, Cascina Tollu, Cascina I Carpini e tante altre riescono invece a coinvolgere del tutto blogger (magari on stampa tradizionale) nelle loro inziative senza inviare nemmeno un comunicato stampa ?
Semplicemente si sono calate umilmente come parte della conversazione.
My two cents.
Fil.
Continuo ad avere conferma che c’è un abisso tra la ‘tradizionale’ comunicazione e la ‘comunicazione reale’; mi rifiuto, a questo punto, di chiamare la comunicazione che prevede ‘interazione’, comunicazione 2.0, perché oramai siamo più avanti e questo modo di comunicare ( anche grazie al web, ma non solo) fa parte della quotidianità.
E’ incredibile ancor di più lo spreco di soldi e risorse quando esistono sul mercato professionisti che possono fare molto ma molto di più che una semplice spammata.
Ancora faccio fatica a capire sulla base di quali valutazioni le aziende scelgano le loro collaborazioni e i loro consulenti; ma anche qua, credo, che molto faccia l’ignoranza dell’argomento.
Leggendo i vari articoli sul fattaccio (uno dei tanti, per inciso) che ha smosso la tua riflessione, mi è venuto da chiedermi se la Spencer & Lewis avrà letto i vari commenti in rete e abbia capito quale mancanza di professionalità ha dimostrato.
Ottimo Fil, hai fatto emergere una parte dell’argomento che avevo tralasciato. Nel caso di aziende che non hanno nulla da dire, ovviamente, non importa se sia comunicato stampa, social media press release, blog, … Non hanno nulla da dire. Punto.
Per quanto riguarda Gaja, che dire: è un caso a parte. Parliamo di un big che come si muove può fare notizia.
Sai perchè ho osato fare un po’ di tutta l’erba un fascio, involontariamente? Quante aziende vinicole italiane comunicano le loro news su internet in maniera efficace? Lo sappiamo, sono pochissime. E quante sono invece tutte le aziende vinicole italiane? Decine di migliaia. Da qui a fare un grande fascio di aziende vinicole che comunciano male su interent o che non comunicano proprio, il passo è breve.
Il problema più forte a mio avviso non sta, però, dal lato delle aziende. Bensì dal lato degli “esperti” che si prendono cura della comunicazione aziendale. Esperti consuenti che consigliano ancora vecchie logiche.
Fil, quando si toccano argomenti specifici, si tende sempre ad estremizzare e a generalizzare, ma questo non equivale a dire ‘così fan tutti’.
Il CS è uno dei tanti strumenti che vengono contemplati in una strategia; possono essere efficaci o meno, ma costituiscono solo una fettina delle attività e degli strumenti a disposizione. Così c’è chi riesce ad emergere senza scrivere mai due righe alle testate tradizionali e chi invece ne ha la necessità.
Questo articolo di Fabio sui CS, almeno per me, diventa il pretesto per ragionare su un argomento ben più ampio che è quello della comunicazione in generale.
Nell’azienda dove guadagno i soldini che mi permettono di mantenere le vigne, abbiamo il nostro bell’ufficio stampa e PR, siamo molto soddisfatti, io sono stato il referente interno per quasi un decennio, poi non me la sono più sentita.
Funziona che a inizio anno ( tutti gli anni ) si pianificano le uscite ( comunicati, redazionali, ecc ) in funzione di eventi, fiere, lancio di prodotti.
Ci si rivolge a riviste tecniche di settore, avvengono riunioni spaccacervello perchè si deve uscire per forza e si deve tirar fuori l’argomento, si deve ripeto.
Va bene se viene visto come una alternativa alla pubblicità canonica, costa meno, rende di più anche perchè le riviste tecniche hanno “fame” di notizie e non sanno cosa scrivere.
Per il vino per me è un pò ( un bel pò ) diverso.
Parliamo di un articolo che viene acquistato da soggetti diversi per i più svariati motivi, non è un pezzo meccanico che svolge una determinata funzione e via..
Non hai il brandt che tira, non hai fondi da investire in promozioni e pubblicità dignitose, hai solo te stesso, la tua grande passione, i tuoi tentativi, gli esperimenti, le annate, i piccoli successi.
L’iterazione, lo scambio di vedute, l’ascolto delle persone ed il confronto con esse diventa irrinunciabile al fine di ottenere si anche una visibilità, ma soprattutto consigli, pareri, approvazioni o critiche per migliorare.
Mi piace pensare sempre che grazie al 2.0 ed al suo popolo, attraverso gli anni i vini sono sempre più un risultato dello sforzo e dell’impegno congiunto mio, e di tutti gli amici in rete.
Per fare un comunicato stampa che tutti o quasi pubblicherebbero dovrei forse scrivere che un meteorite venuto dallo spazio remoto ha portato una varietà d’uva extraterrestre mai vista prima sul pianeta …
Perchè alla fine le cantine e le loro azioni, si somigliano, si ripetono come si ripetono le stagioni, quello che conta e cambia e che interessa sono le persone che ci stanno dietro.. o dentro alla bottiglia o meglio ancora contano tutte le persone che ci girano attorno, dal produttore ai bloggers a tutti…
Ciao
Paolo
Fabio, certo, condivido.
Fil.
Io ripeto sempre che il valore di uno stratega ( e quindi anche di un consulente) si vede quando riesce ad ottimizzare il risultato con gli strumenti che ha a disposizione. Se li usa male, non ottiene niente , tanti o pochi , validi o meno che siano.
Cascina I Carpini e Zonin, paradossalmente possono ottenere gli stessi risultati ( non in termine di n° di btt vendute, s’intende) in termini di ritorni, perché investimenti e ritorni vanno commisurati alle proprie dimensioni e ai propri obiettivi. Se un CS, spammato a 5000 indirizzi, facesse vendere 20000btt in più, al costo di 500€, forse un pensiero lo si potrebbe fare; ma il pensiero non passa per la testa perché sappiamo che un CS, da solo, non basta. Ci vuole molto di più.
Ed è su questo ‘molto di più’ che spesso, agenzie, produttori e tutti quelli che stanno intorno, si perdono; hanno risorse (umane ed economiche) e mezzi a disposizione e li usano male. E’ come avere quintali di diserbante ma non saper riconoscere l’erba grama, e allora si sparge.
[...] su un post di Fabio Ingrosso dal simpaticissimo titolo la evita la comunicazione ‘ndo cojo cojo, in cui Fabio affronta il tema della traslazione delle metodologie della ‘comunicazione [...]
Grazie a Pamela che l’ha pubblicato su Fb, sono venuta a conoscenza di questo bel post di Fabio…bello perché vero e pieno di generosi suggerimenti per chi affronta quotidianamente la questione “comunicazione del vino”. Di errori se ne commettono – come negarlo…. – però è interessante anche verificare come all’errore si può ovviare strada facendo o, meglio, come dall’errore spesso ti si apra una nuova possibilità. Il mondo del web è in continuo aggiornamento, gli strumenti nascono e declinano in brevissimo: grazie allora a filippo e fabio che, tra gli altri, aiutano in maniera efficace noi produttori ad aprire gli occhi su potenziali scivoloni e ad intravedere nuove strade da battere. Grazie per la condivisione continua e buon proseguimento!
Si tutto vero, ma vi garantisco che se stai qui come facciamo noi tutti i gioni semplicemente a dire come la pensi e raccontare quello che fai hai fatto il tuo: non serve a una mazza pianificare quello che hai da dire…se sei veramente una microazienda sei la famosa “one man band” cosa ti pianifichi, quello che dirai e come ti muoverai?
Mannò, dai in fin dei conti almeno qui se qualcuno mi fa incazzare mi riservo la facoltà di farglielo presente, al pari di esprimere la mia gioia per quello che faccio.
Vendo di +? No, almeno, non per il web: ma la cosa mi piace, conosco nuove persone, scambio pareri ed opinioni, mi confronto senza pagare consulenti e mi arricchisco di esperienze, mica male!
Ciao!
Tom
No Tom, dipende anche come lo fai, purtroppo non basta farlo. Prendi per esempio il mitico Paolo Caorsi, avrei tanti di quei suggerimenti per lui professionalmente parlando. Lui ha qualcosa che gli altri non hanno ma non ha costanza, non la veicola come potrebbe e disperde le energie e le opportunità. Ed è solo un esempio.
Non sono per nulla d’accordo sul fatto che stare sul web non ti abbia portato maggiori vendite. Penso sia prematuro per dirlo. Il fatto poi che tu possa arricchirti (così come arricchisci tu gli altri) con pareri e opinioni senza pagare consulenti è dovuto principalmente a due fattori: da un lato sei già abbastanza bravo da solo, dall’altro riesci a farlo grazie a tutte le persone che come te ti consentono di farlo, il che non è (almeno, non dovrebbe) essere per nulla scontato.
Ciao, Fil.
Tom, sai già che concordo con Filippo e dissento totalmente su quello che affermi sulla pianificazione.
La pianificazione e la strategia sono fondamentali anche per le piccole aziende, e tu per primo lo sai, perché hai pianificato e pianifichi.
Perché se non pianificassi domani mattina ti sveglieresti domandandoti ‘cosa faccio oggi?’. Tu hai vissuto e stai vivendo lo scotto del grandissimo divario che esiste tra la pianificazione per aziende grandi e a forte caratteristica imprenditoriale ( il mondo in cui ti sei formato) e il mondo del vino, che non segue le logiche del mktg tradizionale, che vive di tempi suoi, di suoi modi di funzionare; un mondo dove piccole dimensioni e poche risorse ,sono le caratteristiche primarie. Non si programma quello che si andrà a dire, quando si racconterà cosa; si programma elaborando obiettivi a misura dell’azienda. Si programma trovando il compromesso tra quello che si vorrebbe dalla propria azienda e quello che realmente si potrebbe ottenere.
Ma come in ogni cosa, esistono tempi fisiologici, dettati da variabili con pesi differenti e in continuo cambiamento.
Umanamente e professionalmente, il web ti ha dato ma ha anche avuto da te. E questo è davvero tanto; pensa alle cose che hai potuto apprendere grazie all’esperienza di altri e quante cose hai potuto insegnare.
Per quel che riguarda Cascina Tollu, è prematuro sapere quanto e cosa deriva dalle tue attività sul web e dati certi, numeri precisi, sarà ben difficile che tu li abbia mai. Una delle difficoltà più concrete di questo tipo di attività è proprio la definizione del ROI.
Tu vendi prevalentemente in forma diretta per cui, per te, viene un po’ più facile capire da cosa è scaturita la vendita; ma quando si ha meno controllo del venduto, è ben difficile sapere quale attività del mktg mix ha indotto all’acquisto. Col web poi si ha una tale rilevanza del ‘passaparola’ che è ancor più complicato individuare cosa ha generato l’interesse e cosa lo ha sostenuto.
…sono andata un pò OT..sorry..
Purtroppo siamo il paese del “cojo….”
Hai tutta la mia solidarietà !
Capita proprio a fagiolo questo post, mi accingo a dare frutto di un anno di lavoro e di comunicazione pianificata abbastanza fedelmente rispettata circa l’esperimento di vinificazione ” Lieviti & Non Lieviti “, condotta solo tramite web.. e qui si che potrò misurare il ROI.
Stay tuned
Paolo
Paolo, attendiamo i risultati. Il bello di ciò che si fa su internet è che lo puoi misurare in qualche modo. Sono davvero curioso di capire i tuoi risultati, magari spiegaci meglio che tipo di comunicazione avete fatto “tramite web”
Ribadisco “non serve a una mazza pianificare quello che hai da dire”, perchè se è vero che ti fai un riepilogo di quello che farai in termini di comunicazione, ma poi la realtà è che se sei davvero una microazienda la linea che ti fai non è manco paragonabile ad una pianificazione nel senso che ci ha raccontato Paolo. Io pianifico i lavori, cerco di darmi degli obiettivi anche nel raccontarci ma poi sbrocco, divago, gestisco gli imprevisti, chiacchiero quà e la senza un metodo: rispondo, insomma vivo umanamente la mia presenza nel web, non aziendalmente. Ecco, volevo dire questo.
E faccio forse molta più fatica di chi programma, investe bene e consequenzialmente ogni piccolo passo: ma come ho detto in altre sedi, per me questo è un sogno, non un lavoro, quindi lo porto avanti come tale.
Poi se mi volete dire che voi nel web ci credete e ci investite e volete convincere le azienda a farlo, qui mi metto il berretto di quello che lavora con le aziende che vogliono investire, non del produttore di vino, o gli date dei numeri o gli date dei riscontri oppure non li convincerete. E’vero che la comunicazione è parte del marketing mix, ma se volete far esplodere la richiesta del web da parte delle piccole aziende dovete pensare ad un marketing mix fortemente spostato sul web, che nei miei riscontri quotifdiani, ribadisco, fatico a trovare sensato: come ha detto Gianpaolo di Poggio Argentiera qui http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=3268 al commento 35: hai voglia a farti conoscere, ma se poi non ti trovano!
Ecco, io completo così, prendo il mio caso perchè lo conosco: i miei vini riscuotono giudizi buoni, il rapporto qualità prezzo c’è, vado dal distributore e gli chiedo se mi vuole conoscere, vado in enoteca e gli chiedo se mi vuole conoscere….spesso non mi assaggia neanche perchè mi dice “Piemonte siamo a posto”…..quindi io come faccio? Mi faccio conoscere sul web, si e poi? E poi ndo cojo cojo, se faccio solo web….
Datemi una soluzione praticabile e saremo (noi produttori) tutti felici di investire sul web.
Ciao
Tom
@ Tom,
Numeri, va bene.
Premesso l’irrinuciabile piacere di “alzare le chiappe” e andare di persona a conoscere chi tratterà il tuo prodotto e premesso che le mie bottiglie sono in commercio da tre anni a questa parte con una crescita produttiva raddoppiata anno su anno, faccio questa considerazione che può dare un senso oggettivo alla discussione.
VENDITE
Primo anno : Vendite 90% dirette su Alessandria, il resto amici e conoscenze
Secondo anno : Vendite 80% dirette su Alessandria, 5% resto d’Italia, 5% conoscenze e amici
Terzo anno : 50% dirette su Alessandria, 40% resto d’Italia 5% Estero, 5% conoscenze e amici
VISIBILITA’
Primo anno : Qualche recensione positiva, prevalentemente web
Secondo anno : Parecchie recensioni positive, web e qualche apparizione sulla carta stampata, guide
Terzo anno : Moltissima visibilità web, discreta su carta stampata, recensioni da parte di giornalisti del settore, guide
ANALISI :
Fatta eccezione per gli esercizi della provincia di Alessandria, amici e conoscenze, una rivista cartacea che pago, TUTTO il resto è venuto dal web.
Io vivo il web secono l’idea che esiste una parte ludica dove comunichi in quanto TE e una parte professionale dove comunichi in quanto AZIENDA.
Esempio :
L’esperimento Lieviti è un divertimento personale che condivido con il mondo attraverso il web.
Il condividere informazioni sulla vinificazione, sui premi vinti, sulle recensioni avute, sulle bottiglie, sulle annate, sulle vendemmie fanno parte della strategia di pianificazione della cantina.
Questo non vuol dire che non è una cosa spontanea, è e rimane spontanea, solamente che è anche sistematica e organizzata al fine di dare un servizio all’utente che mi segue e a ME il piacere di portare le persone in azienda anche se virtualmente.
IMHO
Ciao
Paolo
@ Fabio,
Un pò ti ho risposto sopra, per l’argomento specifico sui lieviti non mancherò di comunicarlo in rete !
Grazie per l’attenzione
Paolo
@ Paolo
Ricordi quando mi hai chiesto se regalare vino ai blogger poteva funzionare e io ti dissi di no, che era già stato fatto, di trovare la tua unicità in un modo diverso ? Ecco, l’esperimento sui lieviti è la tua mucca viola per dirla alla seth godin e te la devi giocare bene perché come hai visto non è facile trovarne.
@ Tom
Unica soluzione è provare a farti diventare unico probabilmente. Almeno una volta ogni tanto. Questo è quello che possono fare per te le persone che sanno lavorare in questo campo. Il primo Vinix Live!, per esempio, non sarà frutto di una strategia programmata forse ma ti vede protagonista in una cosa che per un giorno renderà te e la tua azienda una mucca viola. Senza il lavoro di molti in questo settore questo non sarebbe mai potuto accadere e mi accorgo sempre di più di come chi lavora professionalmente sul web crea di continuo valore gratis e il fatto che di tanto in tanto guadagni qualcosa è un puro incidente.
Ciao, Fil.
@ Fil,
Ho un maestro dal quale mi onoro imparare con costanza, ricordo quella nostra lunga discussione, da allora la mucca viola è stata un chiodo fisso per me, sono contento che tu la veda così, è una conferma importante.
Questa frase l’ho appesa sul plinto in fronte a me :
Mi accorgo sempre di più di come chi lavora professionalmente sul web crea di continuo valore gratis e il fatto che di tanto in tanto guadagni qualcosa è un puro incidente.
Grazie
Paolo
Mancano i numeri, ma non li chiedo sul web ci mancherebbe. Quelle paolo sono percentuali, scusa ma servono solo coi numeri. Capisco quello che mi dici, ma la mucca viola da me l’ha fatta mio nonno: si chiama Bianco di Tollu. E che ti piaccia o no lo è. Ma non basta solo la mucca viola, conta anche la dimensione e la diffusione della mucca viola.
Poi, scusa Paolo ma quanti investimenti hai sostenuto e per quanti anni sei stato “appeso”? Avete presente la realtà Italiana di piccoli produttori quanto investono nel vigneto e quanto li resta per le altre cose? C’è un problema dimensionale, oltre che culturale. Per esempio io non ho soldi, più o meno ho un idea di come si fa un piano industriale, come si ragiona in termini finanziari…ma non ho la pecunia, quindi io per esempio o cresco col web o con l’agriturismo o col passaparola. Il web capisco dai vostri commenti essere una strategia di medio – lungo periodo, anche se ho da capì come si concretizza il contatto se non faccio anche eventi e non sono distribuito fuori dalla mia zona, l’agriturismo vede il 95% di persone scarsamente o poco interessate al vino di per sè, più al cibo genuino, il passaparola se dio vuole esiste e funziona con i clienti che aveva già mio nonno e mi permettono di vendere. Ma da lì a crescere coi numeri ce ne corre: se mi dici che raddoppi da 5 a 10 mila bottiglie è opinione diffusa che non stai certo facendo salti dimensionali particolari, se raddoppi da 30 a 60 mila allora parliamone.
E poi Mucche viola? Guarda, stanno per arrivare vini abbastanza particolari: dal Dolcetto in purezza che chi assaggia difficlmete conosce, all’albarossa microvinificato all’assemblaggio internazionale su base dolcetto. Tutte mucche viola, piccole però. Vedremo!
Non mi è piaciuto il “che ti piaccia o no” dai, siamo tra amici.
La mucca viola non ha bisogno di essere grande Tom, ha bisogno appunto di essere viola. Se è veramente viola ci sarà il passaparola se non c’è il passaparola non è viola. Non esistono mucche quasi viola. O sono viola o non lo sono. Tradotto: o sei veramente straordinario per qualche motivo o non lo sei. Non si può essere un po’ straordinari o quasi straordinari.
Ciao, Fil.
@ Tom,
Io sono ancora appeso adesso se ho inteso il senso, ma non è un problema, lo sapevo anche prima che in agricoltura i tempi di realizzo sarebberso stati del tipo biblico, ne godrà la seconda generazione come tu godi i frutti del lavoro onorevole di tuo nonno.
D’ogni modo capisco il tuo punto di vista anche se non posso condividerlo a ragion veduta, ma non è mica detto che ciò che vale per me debba valere a prescindere per chiunque.
So solo che se avessi una struttura ricettiva ( un giorno l’avrò ) userei il web ancora di più !
Ciao
Paolo
@Tom,
da quanto scrivi, correggimi se sbaglio, tu intendi il web in questo modo: solo web. In realtà, la forza di utilizzare internet non è quella di utilizzare internet e basta. Cioè: non è che il piano marketing di un’azienda vinicola può essere solo internet. Bensì, anche internet. E’ uno strumento da affiancare alla comunicazione fatta finora (fiere, eventi, stampa, …). E’ allora che comincia a diventare una fonte di valore, se utilizzato ripeto con programmazione, sia per il consumatore (passato, presente, futuro) sia per l’azienda. Tieni presente che in futuro sempre più persone si informeranno e magari prenoteranno una permanenza in un agriturismo via internet. Dove vuoi che vadano? Dall’agriturismo che su internet non c’è o da quello che è presente, che risponde alle email subito, che ne fa vedere foto, video, …
Il discorso non lo posso certo esprimere in un solo commento, qui. Concludo in questo modo: se, da quanto ho capito, utilizzi internet per relazionarti, per passare il tempo, per conoscere persone, … bene, vuol dire che il tuo obiettivo è questo. Ma, lo puoi utilizzare anche per la tua attività imprenditoriale e allora l’obiettivo è un altro.
@Fil: non intendevo a te direttamente, intendevo come “effetto” cioè che tu lo condivida o meno, perchè il suo mercato melo sta già dimostrando. Ha delle logiche di vendita e delle dinamiche totalmente incorrelate agli altri prodotti. Sul discorso Mucca Viola o se preferisci sulla straordinarietà invece ho le mie obiezioni. Un conto è esserlo, un conto è essere percepito dalle persone che vorresti ti vedessero. Non puoi fare a meno di notare anche tu che il “cosa” non lo sa nessuno che possa amplificare il segnale potrebbe diffondersi con una lentezza tale da renderlo famoso per la generazione seguente a quella che ha parlato.
E poi un altro punto, quando ci si propone a piccole e medie realtà con mentalità non abituate ai concetti del marketing (pecca ragionevole per chi coltiva la vite e fa vino dato che il suo primo mestiere è fare vino buono, il secondo è venderlo, diversamente dai commercianti che invertono l’ordine) occorre mettersi nei loro panni e spiegare il conceto di marketing a tutto tondo.
E’ vero che ci deve essere la volontà, ma è anche vero che spesso non si spiegano le cose. Io per esempio non avevo capito alcune potenzialità di VTA finche non ne ho parlato con te al telefono, eppure non sono proprio a digiuno di materie inerenti al marketing….
A volte bisogna mettersi nei panni di chi ascolta e capire se stai parlando la sua lingua e ogni tanto gli dici anche cose che lo confortano…altrimenti se è tutto nuovo sei come a scuola, ma se poi non ripassi la lezione perdi tutti i concetti….O no?
@Fabio: io uso internet per farmi conoscere e per coltivare la mia crescita aziendale, per ora vendo troppo quindi va bene che il mio nome giri e bon, Pamela lo sa: io mi sto solo preoccupando di generare una crescita della domanda per la mia azienda tale da giustificare un incremento del prodotto. Quindi oggi ok così, domani bene anche le fiere e quant’altro, in fin dei conti da come dice Paolo il primo anno è corsa sul posto, io per fortuna godo dei clienti storici e dell’agriturismo oltre che del passaparola, ma vorrei di più per crescere negli investimenti e fare cose ancora più interessanti.
)))
Ma quanti produttori ragionano così?
Io vado in giro a bussare alle porte per cercare posti dove vendere vini più grandi rispetto ai base, che hanno bisogno di una spiegazione o magari che partendo da uve sfigate nel nome come il dolcetto di ovada vanno presentati allora altrettanto dovrebbero fare i comunicatori verso le aziende agricole. E qui la domanda: lo fanno? O aspettano che li vadano a cercare? Sele beccano pure loro le porte in faccia, come noi che giriamo e chiediamo cortesemente di assaggiare il prodotto della nostra fatica venendo spesso snobbati? Se si e costantemente allora ok, il sistema non ha ancora capito le potenzialità, se no forse il sistema della comunicazione forse deve rivedere il suo marketing mix
E se state pensando: questo è un cojo , ve rispondo che mica ve volevo cojonà!