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	<title>Commenti a: La fine dei giornali enogastronomici italiani è dietro l&#8217;angolo</title>
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	<description>Internet Marketing per il Wine Business</description>
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		<title>Di: Filippo Ronco</title>
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		<dc:creator>Filippo Ronco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 14:59:16 +0000</pubDate>
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		<description>Io però Fabio continuo ad essere convinto che la comunicazione online non sia per tutti. Non gli staremo chiedendo troppo a queste aziende ?

Nemmeno chi lo fa di mestiere è detto che per ciò stesso sia bravo. Comunicatori, anche con il viso, per dire, ci si nasce. Diventarci si, si può, ma con tanta fatica, impegno e tempo. I vignaioli sono per l&#039;appunto vignaioli, io credo che per se alcuni (pochissimi) ci hanno abituato ad un utilizzo attivo impressionante - addirittura abbiamo dei maestri di comunicazione tra i vignaioli - si tratti pur sempre di eccezioni e casi isolati e già avere una massa di piccole-medie aziende che seguono e stanno al passo, sia pur senza cimentarsi completamente, potrebbe già essere motivo di soddisfazione. Non so, forse ho imparato ad accontentarmi con gli anni.

Ci sono poi i ghostwriter, ma preferisco le agenzie e i freelance specializzati in new media in grado di dare un sostegno importante a molte aziende, anche per fare poco ma per farlo bene.

Stiamo però deviando il discorso mi pare. Qui si parlava di editoria cartacea che deve approcciare l&#039;online se non sbaglio e il tema è interessante oltre che attuale.

Ciao, Fil.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io però Fabio continuo ad essere convinto che la comunicazione online non sia per tutti. Non gli staremo chiedendo troppo a queste aziende ?</p>
<p>Nemmeno chi lo fa di mestiere è detto che per ciò stesso sia bravo. Comunicatori, anche con il viso, per dire, ci si nasce. Diventarci si, si può, ma con tanta fatica, impegno e tempo. I vignaioli sono per l&#8217;appunto vignaioli, io credo che per se alcuni (pochissimi) ci hanno abituato ad un utilizzo attivo impressionante &#8211; addirittura abbiamo dei maestri di comunicazione tra i vignaioli &#8211; si tratti pur sempre di eccezioni e casi isolati e già avere una massa di piccole-medie aziende che seguono e stanno al passo, sia pur senza cimentarsi completamente, potrebbe già essere motivo di soddisfazione. Non so, forse ho imparato ad accontentarmi con gli anni.</p>
<p>Ci sono poi i ghostwriter, ma preferisco le agenzie e i freelance specializzati in new media in grado di dare un sostegno importante a molte aziende, anche per fare poco ma per farlo bene.</p>
<p>Stiamo però deviando il discorso mi pare. Qui si parlava di editoria cartacea che deve approcciare l&#8217;online se non sbaglio e il tema è interessante oltre che attuale.</p>
<p>Ciao, Fil.</p>
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		<title>Di: fabio</title>
		<link>http://www.vinopr.it/2009/12/la-fine-dei-giornali-enogastronomici-italiani-e-dietro-langolo/comment-page-1/#comment-1469</link>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 14:42:37 +0000</pubDate>
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		<description>Mi fai pensare Fil: è vero ciò che dici sul fatto che tu hai vissuto gli albori, mentre io praticamente no. Forse per questo vedo le cose in maniera un po&#039; più drastica. Ma ragioniamo così: essere presenti sui social network, ad esempio, è senz&#039;altro una bella cosa e ci sono ormai centinaia di aziende vinicole in giro online su questi ambienti. Ma da qui a dire che stanno utilizzando le potenzialità/opportunità che quelli strumenti hanno ce ne passa. Siamo lenti, è questo il problema. La lentezza potrebbe essere un piccolo svantaggio in un mondo così come lo era decenni fa, uno svantaggio facile da colmare. Ma nel mondo contemporaneo, invece, la lentezza è semplicemente uno svantaggio, un danno: non vorrei che le aziende vinicole italiane imparassero a bloggare quando tutti gli utenti internet ormai sono passati ad altre forme di comunicazione! Internet è veloce, muta continuamente: due anni fa parlavamo di blog e non di microblog, oggi parliamo più di microblog e così via</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi fai pensare Fil: è vero ciò che dici sul fatto che tu hai vissuto gli albori, mentre io praticamente no. Forse per questo vedo le cose in maniera un po&#8217; più drastica. Ma ragioniamo così: essere presenti sui social network, ad esempio, è senz&#8217;altro una bella cosa e ci sono ormai centinaia di aziende vinicole in giro online su questi ambienti. Ma da qui a dire che stanno utilizzando le potenzialità/opportunità che quelli strumenti hanno ce ne passa. Siamo lenti, è questo il problema. La lentezza potrebbe essere un piccolo svantaggio in un mondo così come lo era decenni fa, uno svantaggio facile da colmare. Ma nel mondo contemporaneo, invece, la lentezza è semplicemente uno svantaggio, un danno: non vorrei che le aziende vinicole italiane imparassero a bloggare quando tutti gli utenti internet ormai sono passati ad altre forme di comunicazione! Internet è veloce, muta continuamente: due anni fa parlavamo di blog e non di microblog, oggi parliamo più di microblog e così via</p>
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		<title>Di: Filippo Ronco</title>
		<link>http://www.vinopr.it/2009/12/la-fine-dei-giornali-enogastronomici-italiani-e-dietro-langolo/comment-page-1/#comment-1467</link>
		<dc:creator>Filippo Ronco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 14:15:03 +0000</pubDate>
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		<description>Proprio su questi temi - perdona se inserisco ancora un link esterno ma mi serve proprio per risponderti - scrissi qualche giorno fa &quot;travasi di establishment&quot;:
http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=5141

Io, forse perché sono un po&#039; più vecchio - è arrivato il giorno in cui ho dovuto scriverlo, non l&#039;avrei mai detto ! - rispetto a te ho una visione meno catastrofica, soprattutto lato aziende. Avendo vissuto la fase uno o fase zero, quella cioè durante la quale le aziende stavano esclusivamente a guardare e quasi quasi nemmeno quello, devo dire che oggi la realtà, rispetto a 7-8 anni fa è molto diversa. Se mi avessero detto nel 2003 per esempio, che ci sarebbero state centinaia di aziende vinicole sui social network generalisti o di settore non ci avrei mai creduto. E invece...

Certo, siamo solo agli inizi ma credimi il panorama oggi è estremamente più confortante dei primi anni 2000. Noi italiani siamo lenti o più lenti ma di solito quando ingraniamo siamo anche più veloci degli altri. Bisogna vedere cosa accadrà. Già il 2009 lo è stato ma la dinamicità che mi pare contraddistingua questi tempi rende veramente difficile fare previsioni.

Sono comunque d&#039;accordo con te che chi non si adegua, sia pur in ritardo, rischia davvero di essere tagliato fuori dai giochi, soprattutto con riferimento all&#039;audience dei c.d. nativi digitali, già tra noi..

Ciao, Fil.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio su questi temi &#8211; perdona se inserisco ancora un link esterno ma mi serve proprio per risponderti &#8211; scrissi qualche giorno fa &#8220;travasi di establishment&#8221;:<br />
<a href="http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=5141" rel="nofollow">http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=5141</a></p>
<p>Io, forse perché sono un po&#8217; più vecchio &#8211; è arrivato il giorno in cui ho dovuto scriverlo, non l&#8217;avrei mai detto ! &#8211; rispetto a te ho una visione meno catastrofica, soprattutto lato aziende. Avendo vissuto la fase uno o fase zero, quella cioè durante la quale le aziende stavano esclusivamente a guardare e quasi quasi nemmeno quello, devo dire che oggi la realtà, rispetto a 7-8 anni fa è molto diversa. Se mi avessero detto nel 2003 per esempio, che ci sarebbero state centinaia di aziende vinicole sui social network generalisti o di settore non ci avrei mai creduto. E invece&#8230;</p>
<p>Certo, siamo solo agli inizi ma credimi il panorama oggi è estremamente più confortante dei primi anni 2000. Noi italiani siamo lenti o più lenti ma di solito quando ingraniamo siamo anche più veloci degli altri. Bisogna vedere cosa accadrà. Già il 2009 lo è stato ma la dinamicità che mi pare contraddistingua questi tempi rende veramente difficile fare previsioni.</p>
<p>Sono comunque d&#8217;accordo con te che chi non si adegua, sia pur in ritardo, rischia davvero di essere tagliato fuori dai giochi, soprattutto con riferimento all&#8217;audience dei c.d. nativi digitali, già tra noi..</p>
<p>Ciao, Fil.</p>
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		<title>Di: fabio</title>
		<link>http://www.vinopr.it/2009/12/la-fine-dei-giornali-enogastronomici-italiani-e-dietro-langolo/comment-page-1/#comment-1466</link>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 14:07:45 +0000</pubDate>
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		<description>Fil, vado a leggere il tuo post subito e commento lì, sono curioso di vedere i tuoi scenari. Anche io volevo scrivere questo post da tempo, ho raccolro il materiale per diverse settimane. Quello che mi ha spinto a riflettere è il fatto che le riviste di settore italiane sono completamente assenti da internet, non hanno minimamente capito la grandezza e profondità della trasformaizone in atto (come le aziende anche). Allora mi sono chiesto: potranno sopravvivere queste riviste nel prossimo futuro? In tutta sincerità, non credo. Emergeranno nuovi brand magari piccoli protagonisti ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fil, vado a leggere il tuo post subito e commento lì, sono curioso di vedere i tuoi scenari. Anche io volevo scrivere questo post da tempo, ho raccolro il materiale per diverse settimane. Quello che mi ha spinto a riflettere è il fatto che le riviste di settore italiane sono completamente assenti da internet, non hanno minimamente capito la grandezza e profondità della trasformaizone in atto (come le aziende anche). Allora mi sono chiesto: potranno sopravvivere queste riviste nel prossimo futuro? In tutta sincerità, non credo. Emergeranno nuovi brand magari piccoli protagonisti &#8230;</p>
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		<title>Di: Filippo Ronco</title>
		<link>http://www.vinopr.it/2009/12/la-fine-dei-giornali-enogastronomici-italiani-e-dietro-langolo/comment-page-1/#comment-1367</link>
		<dc:creator>Filippo Ronco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 17:03:26 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie per questo bel post Fabio, stavo commentando quando mi sono accorto che sarei stato più lungo dello stesso post che mi ospitava e non mi pareva garbato. Mi hai spronato a scrivere un post che avevo nel calamaio da un pezzo. Ho provato a dipingere tre possibili scenari futuri:
http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=5304

In sintesi, credo che il modello più improbabile (quello dei contenuti a pagamento), potrebbe anche essere quello più probabile e naturale, per tutta una serie di considerazioni. Certo, anche il mercato adv subirà una bella smossa con il travaso degli investimenti e si affacceranno probabilmente nuovi modelli di business ibridi, non ci resta che stare alla finestra e, per quanto possibile, continuare ad essere anche piccoli protagonisti di queste trasformazioni, anche nel nostro settore.


Ciao, Fil.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per questo bel post Fabio, stavo commentando quando mi sono accorto che sarei stato più lungo dello stesso post che mi ospitava e non mi pareva garbato. Mi hai spronato a scrivere un post che avevo nel calamaio da un pezzo. Ho provato a dipingere tre possibili scenari futuri:<br />
<a href="http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=5304" rel="nofollow">http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=5304</a></p>
<p>In sintesi, credo che il modello più improbabile (quello dei contenuti a pagamento), potrebbe anche essere quello più probabile e naturale, per tutta una serie di considerazioni. Certo, anche il mercato adv subirà una bella smossa con il travaso degli investimenti e si affacceranno probabilmente nuovi modelli di business ibridi, non ci resta che stare alla finestra e, per quanto possibile, continuare ad essere anche piccoli protagonisti di queste trasformazioni, anche nel nostro settore.</p>
<p>Ciao, Fil.</p>
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		<title>Di: Tomaso</title>
		<link>http://www.vinopr.it/2009/12/la-fine-dei-giornali-enogastronomici-italiani-e-dietro-langolo/comment-page-1/#comment-1356</link>
		<dc:creator>Tomaso</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 15:45:01 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Fabio,
indubbiamente sono curioso di sapere quale settore non attraversa una crisi in questo momento e appena lo scopro cerco di capirne il perchè...ad ogni modo credo che se la strada del web adv si aprirà (come credo) assisteremo a dei cambiamenti non da poco nel modo di proporsi, un tempo bastava pagare l&#039;agenzia e scegliere la proposta più accattivante, mentre sul web mi pare che non si sia ancora affermato un vero e proprio modo di operare, viga molto più l&#039;imprenditorialità dei soggetti che assommando varie esperienze pregresse trovano soluzioni.
Inoltre, altro problema non dapoco, al momento sono scomparsi i budget cosmici....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Fabio,<br />
indubbiamente sono curioso di sapere quale settore non attraversa una crisi in questo momento e appena lo scopro cerco di capirne il perchè&#8230;ad ogni modo credo che se la strada del web adv si aprirà (come credo) assisteremo a dei cambiamenti non da poco nel modo di proporsi, un tempo bastava pagare l&#8217;agenzia e scegliere la proposta più accattivante, mentre sul web mi pare che non si sia ancora affermato un vero e proprio modo di operare, viga molto più l&#8217;imprenditorialità dei soggetti che assommando varie esperienze pregresse trovano soluzioni.<br />
Inoltre, altro problema non dapoco, al momento sono scomparsi i budget cosmici&#8230;.</p>
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