Come detto qui, lo scorso 24 aprile sono stato presente al Festival Internazionale del Giornalismo insieme ad altri blogger, internet marketer, importatori e produttori di vino. Il mio intervento lo trovate nel video precedente, per l’utilizzo del quale ringrazio Jacopo Cossater. Ero nel panel di discussione sui social network e su come utilizzare questi per migliorare le relazioni con i propri clienti. Non c’era una linea guida vera e propria nella discussione, ci si è basati soprattutto sulle domande che venivano dalla platea. Ve lo giro, per chi non lo avesse visto in diretta durante quel giorno potrebbe essere una fonte – risorsa sulla quale riflettere. Trovate, poi, tutti gli altri interventi sul blog di Jacopo a questo link: Media 140 food&wine, online i video di tutti gli interventi. Commenti? Domande?
Il video che avete appena visto è la risposta di Ryan e Gabriella di Catavino alla mia domanda: ci potete dire qualche beneficio che un’azienda vinicola può avere essendo presente alla prossima European Wine Bloggers Conference? Ma, partiamo dall’inizio.
Lo scorso 24 aprile sono stato a Perugia, al Festival Internazionale del Giornalismo. E’ stato un momento di discussione interessante tra tutti gli ospiti, per il programma che c’è stato clicca qui. Scriverò il prossimo post su uno degli argomenti più importanti che mi ha colpito: usare un Twitter personale o un Twitter aziendale? Al Festival erano presenti anche Ryan e Gabriella, ne ho approfittato il giorno successivo per svegliarli di prima mattina in hotel e discutere con loro della prossima European Wine Blogger Conference. In particolare, mi premeva capire i benefici per un’azienda vinicola che volesse partecipare alla EWBC 2010 e per partecipare intendo: essere presente semplicemente, sponsorizzare l’evento, fare uno speech, …
Come potete vedere da questo link i costi per partecipare sono davvero bassi (pensiamo a quanti soldi le aziende spendono per partecipare in eventi e con quali ritorni?). A differenza degli altri eventi sul vino, invece, ritengo che la EWBC sia un buon investimento per chi volesse fare internet marketing nel settore del vino. Un buon investimento iniziale. Il video lo avete visto, che ne pensate?
In occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia (21-25 aprile 2010), avrò l’opportunità di parlare durante l’evento Media140 food&wine: l’enogastronomia ai tempi di Twitter, su invito di Jacopo Cossater di Enoiche Illusioni (è wine blogger anche su Intravino). L’evento sarà sabato 24 presso la Sala dei Notari (ingresso libero). E’ un’intera mattinata dedicata esclusivamente al settore food&wine online, con interventi trasmessi in live streaming con interazione del pubblico in sala e utenti che seguono l’evento in diretta sul sito e via Twitter. Il link della diretta live dell’evento è questo. Di seguito il programma completo.
09.10: Keynote speech (Inglese) – Ryan & Gabriella Opaz, fondatori catavino.net
09.30: Keynote speech (Italiano) – Gianpaolo Paglia, poggioargentiera.com e wine blogger
09.50: Food&wine nei social network: come sfruttare al meglio i nuovi rapporti con i clienti? Davide Cocco studiocru.com, Fabio Ingrosso vinopr.it, Filippo Ronco vinix.it, Slawka G. Scarso marketingdelvino.it
11.00: Pausa caffè e networking
11.30: Case studies: persone, aziende, esperienza in rete – Andrea Bezzecchi acetaiasangiacomo.com, Antonio Bonanno digitalnatives.it, Michela Cimnaghi hagakure.it, Samuel Sanders spumante.nl, Francesco Zonin wineislove.it
12.30: Domande da Twitter e Googlewave
13.00: Conclusione – Andrew Gregson
13.10: Pranzo e networking
Come avete letto, io sarò nella parte della discussione relativa a Food&wine nei social network: come sfruttare al meglio i nuovi rapporti con i clienti, una parte che mi sta a genio. Ho già un piano di discussione in mente, ma mi farebbe piacere capire che cosa vorreste venisse discusso principalmente. Si accettano suggerimenti. E se siete a Perugia, vi invito a segnalarmelo, ci si può incontrare di persona
Alcuni mesi fa ho avuto il piacere di conoscere Marco Prando, Web Marketing & E-commerce Manager di Giordano Vini, azienda piemontese, una della maggiori realtà vinicole italiane, leader nella vendita diretta di vini in Italia e in diversi stati europei come Germania, Austria, Svizzera, Regno Unito, Olanda. Ho notato che negli ultimi mesi l’azienda ha potenziato la sua presenza online, il che mi ha incuriosito. Ho contatto Marco per un breve scambio di email su come Giordano Vini sta utilizzando internet oggi, da Twitter ai video online, da Facebook alle vendite online. Ne sono venute fuori queste risposte che suggerisco vivamente di leggere per capire come ci si approccia in maniera seria al web nel settore del vino.
Ciao Marco, ho notato negli ultimi mesi che Giordano Vini ha introdotto delle novità su internet, tipo Facebook, Twitter, Youtube. Che cosa state pianificando?
Ti confermo che stiamo utilizzando Facebook, Twitter e Youtube in Italia (o meglio in lingua italiana) e che è nostra intenzione continuare ad utilizzare ed eventualmente estendere ad altre nazioni in cui le nostre cantine sono presenti con la vendita diretta l’utilizzo di questi o altri social media. E’ un tipo di comunicazione in cui crediamo e crediamo che, se utilizzata nel modo corretto, possa aiutare parecchio la crescita della quota di vendite on line realizzate dalla nostra azienda ma che ne possano beneficiare certamente anche le vendite offline.
Come usate la pagina FB? Credete in questo strumento?
Utilizziamo la nostra pagina per presentare i nostri vini, magari accompagnando la presentazione con una video degustazione, per comunicare ai nostri iscritti eventi legati alle nostre cantine o al nostro territorio, per comunicare alcuni riconoscimenti ottenuti dai nostri vini, ma soprattutto la utilizziamo per dialogare con i nostri fans, con i nostri clienti; abbiamo deciso di lasciare “aperta” la pagina ad ogni commento da parte dei fans e come potrete vedere i commenti ai nostri vini, alle nostre cantine sono ormai centinaia e crescono di giorno in giorno.
Cerchiamo in linea di massima di dare una risposta a ciascun commento ma cerchiamo soprattutto di dare una risposta rapidissima (solitamente mai oltre le 12 ore, ad esclusione del fine settimana) ad eventuali segnalazioni di problemi; ci siamo resi conto che anche la critica più pungente se gestita in tempi brevi viene risolta spessissimo nel migliore dei modi, l’utente che prima pareva essere arrabbiatissimo ci risponde in toni cordiali, spesso lui stesso cancella la critica (cosa che noi non abbiamo MAI fatto!) o condivide con tutti la risposta ricevuta dall’azienda complimentandosi per la professionalità.
Quando abbiamo creato la pagina e abbiamo deciso di renderla aperta ad ogni commento da parte dei fans avevamo il timore che la pagina si sarebbe potuta riempire di commenti poco educati o di commenti di persone che, a ragione o a torto, avrebbero segnalato magari in modo scortese qualche problema avuto con le nostre cantine; in realtà, come tutti voi potrete vedere, abbiamo scoperto giorno dopo giorno, con grande piacere, che moltissimi scrivono per fare i complimenti ai nostri prodotti e che la maggior parte di chi ha segnalato qualche anomalia lo fa con grande educazione e spirito costruttivo. Accogliamo con piacere le critiche se costruttive e le utilizziamo come stimolo per migliorarci.
E come usate Twitter? Credete in questo strumento?
Al momento non stiamo considerando Twitter strategico quanto FB e Youtube nell’ambito della comunicazione sui social network in Italia questo poichè almeno nella nostra nazione Twitter non è ancora così diffuso; non vuol dire che non lo consideriamo interessante, nei giorni scorsi abbiamo creato il nostro account Twitter GiordanoWineUS per il mercato USA ma, anche per questione di tempo a disposizione, stiamo dando precedenza a FB e YouTube. Quando approcceremo in modo strategico i social media anche all’estero il mix potrebbe cambiare.
Avete intenzione di puntare anche sui video, da quanto capisco. Ne ho visti già diversi di Andrea Morra su Youtube
Si, abbiamo realizzato diverse video degustazioni di nostri vini con Andrea Morra, il responsabile della nostra produzione. Ci faceva piacere che a parlare dei nostri vini fosse “uno di noi”, una persona che nelle cantine ci lavora e ci passa le giornate, che i nostri vini li conosce perchè li crea; spesso sul nostro sito o sulle nostre newsletter accompagniamo la proposta di un vino con una video degustazione ed è nelle nostre intenzioni puntare ancora sui video, specialmente all’estero. Abbiamo, infatti, intenzione di realizzare altre video degustazioni in lingua inglese.
In generale, avete dei dati sui quali fare dei ragionamenti e trarre delle conclusioni: internet serve? Vende? Oppure è ancora troppo presto per sbilanciarsi?
Siamo un’azienda che fa vendita diretta e che è da sembre abituata a ragionare su dati precisi. Ti posso per questo rispondere che internet serve, e serve anche a vendere e non solo a comunicare. Serve a comunicare perchè l’utilizzo, ad esempio, dei social media ti da la possibilità di parlare di te e di far parlare della tua azienda con costi tutto sommato contenuti rispetto ad altre attività di comunicazione e serve anche per vendere e questa ultima affermazione te la posso fare supportata dai dati di crescita importante delle nostre vendite on line negli ultimi anni, specialmente nel 2009, e dai primissimi mesi del 2010
Interessante. Puoi fare qualche esempio?
Ti farò un esempio molto semplice di un’attività web attualmente in corso che sta traendo benefici dalla sinergia con l’attività sui social media, ossia la nostra campagna di acquisizione nuovi clienti, tutt’ora in corso. Per generare traffico su una landing page all’interno del nostro sito utilizziamo tutti i “classici” strumenti che internet ci mette a disposizione: acquisto di spazi tradizionali su siti di diverso tipo, keyword advertising, affiliazione, noleggio di indirizzi email…tutto questo per generare traffico su queste pagine che poi, si spera, si possa trasformare in acquisto.
Quando una persona, che non conosce Giordano, arriva su quella pagina sicuramente valuterà la bontà della proposta dal punto di vista del prezzo e del prodotto e deciderà se acquistarla o meno. Se nell’ambito di quella pagina lascio lo spazio, e noi l’abbiamo fatto, per un collegamento con la nostra pagina su Facebook certamente darò la possibilità a chi ancora non ci conosce di leggere cosa pensano di noi centinaia di persone che, prima di lui, hanno deciso di darci fiducia e, se come è nel nostro caso i commenti sono spesso positivi, ecco che se c’era interesse ed intenzione di acquistare questo non può che essere confermato e rafforzato.
Noi sosteniamo che i social media non servano forse in modo così puntuale (almeno non per ora) a vendere direttamente ma che siano fondamentali per informare una persona in merito alla bontà o meno di un prodotto presentato; un modo di informare diverso perchè fatto solo “parzialmente” dall’azienda ed in gran parte da persone comuni che conoscono l’azienda perchè ne sono stati clienti.
Quel prodotto da noi lo potranno acquistare direttamente anche dal sito perchè facciamo ecommerce, da altre aziende magari nello scaffale di un supermercato, di un’enoteca o dalla lista di un ristorante ma è ragionevole pensare che se di un prodotto “sento parlare” bene da tante altre persone io sia poi invogliato ad acquistarlo preferendolo ad un altro che non conosco o che conosco solo per averne sentito parlare dalla pubblicità “tradizionale”
Possibili sviluppi futuri?
Penso di averti risposto a questo puntò già tra le righe nei punti precedenti, per quanto ci riguarda ci piacerebbe applicare l’utilizzo dei SM in tutte le nazioni in cui siamo presenti con il nostro prodotto. Per quanto riguarda gli obiettivi web della nostra azienda per il 2010 sicuramente consolidare la base clienti on line e l’ampliamento della stessa tramite attività di acquisizione, appena iniziata ed ovviamente ancora in corso ma che sta dando risultati interessanti …
Da qui in poi scrivo io, Fabio
Intendevo, in tutta sincerità, fare delle considerazioni finali ma penso che Marco è stato fin troppo chiaro. I social media, i social network e l’utilizzo intelligente di internet in genere, danno dei risultati in termini di reputazione, prima di tutto. Poi, anche di vendite: è una conseguenza (o può esserlo). Non ci sono ancora molti esempi lungimiranti in Italia nel settore vino, ma già un’intervista come quella che avete appena letto non era pensabile un anno fa. Segno dei tempi che stanno cambiando …
“Fare una campagna di comunicazione sui Social Media non deve essere una scorciatoia per una visibilità a basso costo, ma il riconoscimento di nuovi stakeholder e nuove regole di potere tra l’azienda e i consumatori. Solo allora le campagne funzionano davvero” [fonte: Marco Massarotto]
Tu, produttore di vino, e tu, ufficio marketing di un’azienda vinicola: ragioni in questo modo? Sei un leader vincente in questa nuova società? Dai un’occhiata alla slide sotto.
Sto riflettendo molto ultimamente su come utilizzare Twitter al meglio, cioè per raggiungere un obiettivo. Oggi ho letto un post di Tim Elliot Getting Intentional With Twitter che voglio condividere. Partiamo da una domanda: conta avere un sacco di follower? Secondo me no, sebbene poi non siano tanto male. In generale, come in tutte le cose della vita, conta avere dei follower che ci servano per un fine ben preciso. Quindi, a volte, meglio 400 follower di 4.000!
A tal fine, anche io suggerisco di non dare tanto peso a chi garantisce di accrescere nel giro di pochi giorni il vostro numero di follower di migliaia di unità: a che serve? Ragioniamo così: Twitter è una community e come tale dobbiamo creare delle relazioni valide. Ma come fare, esiste una linea guida?
Suggerimento su come utilizzare Twitter
La proposta potrebbe essere questa, i tuoi update su Twitter dovrebbero essere così suddivisi:
- 50%: conversazioni
- 20%: condivisione di link e retweet
- 20%: fai delle domande, chiedi qualcosa e aggiorna il tuo status in maniera generale
- 10%: promozionali (annuncia i tuoi nuovi post, …)
Focus
Inoltre, crea la tua community di tuoi pari, cioè di persone che hanno il tuo stesso interesse, nel nostro caso il vino. Se interagisci con i wine blogger, ad esempio, potresti entrare in relazione con loro in mnaiera più profonda e magari avere una menzione su un loro wine blog, oppure un loro retweet. Il che è molto importante. Puoi anche cominciare a fare una ricerca su chi seguire su Twitter partendo da Wefollow.com, trova le persone con i tuoi stessi interessi.
Tempo da dedicare a Twitter al giorno
Diciamo 30 minuti? Non tutti spesi continuamente, bensì a scaglioni: 10, 10 e 10, in fasce orarie diverse.
Che ne pensate? E’ valida come linea guida per il nostro settore?
Grazie agli amici di Catavino, Ryan e Opaz, e di Vinus, ho la possibilità di girarvi il pensiero di un certo Robert Parker sui blog e l’industria del vino. E’ un’intervista che Ryan a fatto a Parker diverse settimane fa, a seguito di Wine Future, l’evento organizzato dalla Wine Academy of Spain che ha messo insieme alcune delle massime personalità del mondo del vino globale (nessuna italiana, da notare!) per discutere sul futuro del settore. Wine Future si è svolta a Logrono, dal 12 al 13 novembre 2009. Il video di apertura di questo post già vi introduce all’argomento: la rilevanza dei blog nell’industria del vino.
Robert Parker è famoso in tutto il mondo del vino, inutile starne qui a fare un’introduzione. E’ una figura che fa parlare molto di sè e che spesso è stato al centro di tante critiche, come quella dei blobbers (al posto di bloggers): they are the source of much of the misinformation, distortion and egegious falsehoods spread with reckless abandon on the internet…something to remember … Tuttavia, sembra stia cambiando idea, lentamente. Nel video seguente parla di interazione diretta tra azienda vinicola e consumatore.
Negli ultimi tempi, quindi, sembra sia cambiato e si sia aperto alle nuove tecnologie di internet. L’intervista che segue ce lo dimostra, è stata fatta da Ryan di Catavino.
A Winefuture hai parlato del futuro e di quanto sia importante comunicare il tuo prodotto direttamente ai consumatori. I blog sono una parte di questo meccanismo. I blog sono semplicemente un’altra forma di stampa. Quali sono i loro benefici e le loro debolezze, relativamente a: pubblicità, giornali personali, wine reporting e piattaforme educational?
I blog sono come i giornali, sebbene essi tendano ad essere più personali e ad avere una variabilità enorme in termini di qualità informativa. Certamente, i blog sono qui per esserci (rimanere) e i migliori cresceranno sempre più e diventeranno di successo e saranno letti da persone in tutto il mondo. La gente deve ricordare che i blog possono essere letti da chiunque su internet e quindi avere un impatto istantaneo globale.
Tu stesso hai iniziato come un wine lover amatoriale. Qualcuno ti ha chiamato persino il primo wine blogger. Dalla tua esperienza, quale pensi sia la lezione più importante per la prossima generazione di comunicatori del vino? Quali consigli hai per i wine lover amatoriali che vogliono seguire il tuo stesso percorso?
Penso che il giornalismo responsabile è il primo obbligo per qualsiasi blogger (in ogni settore). I blog buoni beneficiano dagli scrittori che sono consapevoli, che fanno le ricerche e che presentano opinioni informate. La gente vuole opinioni personali, ma anche imparzialità, equilibrio e accuratezza. E questo è il messaggio più importante che un comunicatore del vino deve far passare attraverso il suo blog.
Internet è cambiato tanto e sta cambiando. Quale pensi sia il ruolo di internet nell’industria del vino a breve termine? Quali tecnologie e quali strumenti pensi siano fondamentali affinchè un’azienda vinicola abbia successo oggi? Quali tecnologie pensi di usare in futuro?
L’industria del vino è rimasta indietro nell’uso dei blog e di internet. Ogni azienda vinicola dovrebbe avere un sito internet informativo in cui spiega le sue vigne, come fa i suoi vini, la differenza tra le varie annate, il terroir, le condizioni climatiche e nel quale presenta qualche nota informativa sulla storia della famiglia. Dovrebbe avere anche un message board per i fan dei suoi vini nel quale pubblicare informazioni e avere feedback immediati. Questo è il futuro del mondo del vino – diffusione istantanea dell’informazione, responsabilità e feedback importanti degli stessi produttori. Sfortunatamente, non si fa molto in questa direzione, molte aziende vinicole comunicano ad audience già catturate e forniscono pochissime informazioni utili.
Insomma, prima o poi nei social media, e su internet in generale, stanno arrivando un po’ tutti i big del vino, no? Puoi seguire Robert Parker anche su Twitter … Toccherà anche ad Angelo Gaja, giusto perchè lo leggevo proprio stamane in questo post di Filippo Ronco …
Oggi voglio darvi una griglia di domande cui dovreste dare risposta quando pensate al vostro winery blog, cioè il blog della vostra azienda vinicola. Domande che dovete porvi se volete iniziare a utilizzare questo strumento, ma anche se lo utilizzate già.
1. Il tuo blog, fa parte della tua strategia di marketing complessiva?
2. Quale è la tua audience potenziale (nicchia, segmento, …)?
3. Perchè hai deciso di aprire un winery blog?
4. Quanto ti è costato / costa?
5. Che tipo di contenuti pubblichi (news, eventi, immagini, video, …)? E in che lingua comunichi?
6. Quale è la tua frequenza di aggiornamento? Segui una schedulazione nel tempo?
7. Il tuo blog serve a creare un posizionamento migliore del tuo brand su internet?
8. Il tuo blog è integrato nel tuo sito corporate?
Strumenti Social Media
9. Permetti un’interazione libera dei tuoi lettori?
10. In quanto tempo rispondi alle interazioni con i tuoi lettori?
11. Che tipo di domande e commenti ricevi?
12. Quali piattaforme di social media integri nel tuo blog (Facebook, Twitter, Flickr, Youtube, Linkedin, …)?
13. Utilizzi gli RSS?
14. Affianco al blog, utilizzi altri tipi di comunicazione regolare, tipo newsletter, …?
Analisiparticolare
15. Possiedi delle statistiche aggiornate? Se sì, quali strumenti di statistica utilizzi?
16. Quali indicatori di monitoraggio utilizzi maggiormente?
17. Quanti visitatori hai al mese?
18. Quante pagine vengono visitate ogni mese?
19. Quanto tempo mediamente rimangono sul tuo blog i visitatori?
20. Quante interazioni fanno i tuoi lettori nel tuo blog?
21. Importante: da dove vengono i tuoi visitatori (diretti, Google, altri siti, …)
Analisi generale
22. Che cosa ha portato il tuo blog alla tua attività, in termini generali?
23. Come reputi la tua esperienza di blogging aziendale?
24. Il tuo blog, ha generato un aumento delle vendite?
25. Il tuo blog, ti ha fornito nuovi contatti business?
26. Il tuo blog, sta creando / migliorando la tua brand image, brand awareness, …?
27. Il tuo blog, ti sta aiutando a capire meglio i tuoi consumatori?
Cominciate col porvi queste domande, sia in fase di blogging avanzata, sia in fase iniziale. E proponete anche le vostre nei commenti.
Una delle tendenze che noto ultimamente è il proliferare delle pagine Facebook su qualsiasi argomento attinente il mondo del vino. Tanto è semplice aprirne una, tanto è difficile gestirla. Come faccio a coinvolgere e a far partecipare i miei fan prima che mi abbandonino?
Conversation Agent ha pubblicato alcune riflessioni sull’argomento, convenendo sul fatto che ci sono 5 modi per ottenere un certo coinvolgimento e feeling da parte dei fan. Eccole di seguito.
Annunci di nuovi prodotti
Promozioni e sconti
Iniziative eco-friendly
Argomenti speciali o sorprendenti per il consumatore
Video
Sono ottimi spunti, tienine conto anche te quando gestisci una fan page vinosa, che sia di un’azienda vinicola o di un venditore di vini, di un’enoteca o di un consorzio. Mi farebbe piacere sapere anche se conosci qualche altro modo oltre a questi 5: hai un’esperienza vincente da segnalare?
Ok, è un titolone, ma non voglio essere minimamente un uccellaccio del malaugurio. E’ quello che penso io sul tema dei giornali enogastronomici, quindi sul settore dell’editoria del vino e del cibo: la loro fine è vicina, hanno ormai i giorni contati. Ti spiego perchè.
L’editoria è in crisi
In generale, l’editoria mondiale è in crisi. L’immagine di apertura ti mostra la dimensione del fenomeno, per vedere l’articolo originale del NYTimes clicca qui. Tutti i giornali americani più importanti stanno perdendo lettori. Giusto qualche numero per farti un’idea: “nell’ultimo semestre, la diffusione complessiva del settore ha subito un crollo del 10,6%, molto superiore alla flessione del 4,6% avvenuta nello stesso periodo dell’anno scorso. Mentre la diffusione domenicale è scesa del 7,5 per cento” [fonte: Mediablog del Corriere della Sera].
Le conseguenze sono sotto i nostri occhi. Tribune Co., che rappresenta testate come Chicago Tribune, Los Angeles Times, Baltimore Sun, ha dichiarato bancarotta. Il NYTime ha ipotecato la propria sede pur di rastrellare 225 milioni di dollari per far fronte a parte dei suoi debiti. Il Miami Herald cerca acquirenti. Il San Francisco Chronicle ha chiuso l’anno 2008 con ben 50 milioni di dollari in rosso. Quanto può durare il business delle news in queste condizioni? Non molto, è ovvio. Tanto che dal primo gennaio 2008 si contano già 15.000 licenziamenti nel settore (giornalisti, per intenderci). Perchè? Perchè i giornali vendendo di meno ottengono sempre meno soldi dagli inserzionisti pubblicitari, quindi tagliano [fonte: ApogeOnline].
Il rapporto annuale sullo stato dell’informazione americana The State of the News Media 2009 riporta le “cifre da brivido: le entrate dalle inserzioni dei quotidiani sono calate del 23% negli ultimi due anni, uno su cinque giornalisti nelle redazioni oggi è stato licenziato, e il 2009 potrebbe rivelarsi un’annata ancora peggiore. Perfino nelle Tv locali lo staff giornalistico viene drasticamente ridotto e nel 2008, anno elettorale, si è avuto un meno 7% nelle entrate pubblicitarie, cosa mai sentita prima, mentre i rating sono in caduta o statici per l’intero pailinsesto”
Anche l’editoria enogastronomica è in crisi
Ne ho scritto spesso sul blog Vino24. Alcuni esempi: il giornale Vinum è stato messo in vendita, non so come è andata a finire; Wein Gourmet ha chiuso, fallito. Ma, il caso più eclatante è quello della rivista Gourmet, la regina del mondo gastronomico americano di Condè Nast, che ha chiuso a causa del crollo delle entrate. In sostanza: non ce la facevano a continuare più. Puoi leggere la cronaca su questo crollo cliccando qui.
Cause della fine dei giornali del vino e del cibo
Cerchiamo di capire perchè. Tendenzialmente le cause sono 3: crollo degli investimenti pubblicitari sulla carta stampata; aumento degli investimenti pubblicitari online; cambiamenti da parte dei lettori nella fruizione e nel consumo delle news.
Crollo degli investimenti pubblicitari sulla carta stampata: con la fuga dei lettori, fuggono anche gli inserzionisti. Normale. Lo abbiamo visto prima: meno lettori = meno pubblicità. I giornali sono quindi costretti a tagliare da qualche parte.
Aumento degli investimenti pubblicitari online: con la migrazione dei lettori dalla carta stampata a internet, migrano anche gli inserzionisti. Normale. Oggi i lettori si informano sempre più sui blog, su Youtube, su Facebook, su Twitter e così via. Ecco che aumentano gli investimenti pubblicitari online: campagne pay-per-click, internet marketing, contest online, programmi di affiliazione, blog aziendali, … Le aziende stanno tagliando il loro budget pubblicitario destinato ai media tradizionali, riversando nell’online questa percentuale tagliata e utilizzandola in forme molto diverse: comunicazione diretta ai consumatori, partecipazione e condivisione con i consumatori, …
Cambiamenti da parte dei lettori nella fruizione e nel consumo delle news: i lettori pagheranno mai le news online? E’ questa una domanda che si pongono tutti gli editori tradizionali, Murdoch ad esempio, che vorrebbe far pagare le sue news a Google. Anche De Benedetti. Il problema fondamentale, affermano gli analisti, è che i lettori, con l’accesso all’informazione su Internet, percepiscono ormai le notizie come un bene gratuito. E sono dunque sempre più restie ad acquistare copie cartacee. E’ qui il punto. Faccio un esempio personale, anche io leggo il giornale online. Perchè mai dovrei acquistarlo cartaceo se ci trovo gli stessi contenuti? Inoltre, con internet non siamo più lettori, né ascoltatori o telespettatori. Non siamo clienti e sicuramente neppure consumatori. Siamo utenti, siamo parte dell’informazione noi stessi, perchè possiamo modificarla. Siamo tanto attivi che, ad esempio, tutti i blogger del vino italiani messi insieme secondo me fanno più utenti/lettori al mese di molte riviste di settore italiane.
Che cosa succederà, quindi?
In futuro, non pensare sia lontano, è già adesso, parte dei giornali del vino scomparirà del tutto. Altri sopravviveranno perchè si sapranno adattare a un nuovo modo di intendere il business dell’informazione e il loro rapporto con i lettori. Mentre, emergerà sempre più prepotentemente la massa di wine lover che dirà direttamente la propria opinione sui fatti del vino: viaggi, recensioni, suggerimenti, … Un esempio concreto è CellarTracker: il sito internet sul vino conta circa 89.000 utenti registrati che hanno già inserito gratuitamente oltre 1 milione di recensioni di vini! Questi utenti, piuttosto che tenere in considerazione il solo parere del Robert Parker di turno, pongono più attenzione alle raccomandazioni dei loro simili (conoscenti, amici, followers, …). CellarTracker è una fonte inesauribile di risorse, disponibile ovunque e in ogni momento da un telefonino.
In futuro solo chi sarà online e metterà parte dell’informazione in mano agli utenti potrà esistere e fare business dell’informazione. Qualcosa si muove in America. Mentre, in Italia? Qui, mi sbilancio: le riviste del vino italiane, allo stato dei fatti, sono destinate alla fine nel breve volgere di qualche anno. Dove è online Civiltà del Bere? E Spirito Divino? Il Gambero Rosso si è mosso, invece. Così come si sta muovendo Slowine. Ma sempre con una lentezza cosmica, perchè si tende a ragionare con la logica editoriale della carta stampata, applicata al web. No, no. Logica, peraltro, molto difficile da digerire in alcuni casi, quando acquisti una rivista e te la ritrovi piena zeppa di pubbli-redazionali, cioè articoli a pagamento, oppure di comunicati stampa copia incolla …
E le aziende vinicole/inserzioniste?
Nel prossimo futuro, si vorrà sempre ottenere una certa visibilità, ovvio. Si tratterà di riversare massicciamente gli investimenti dalla carta stampata a internet, attraverso strategie di presenza online pubblicitaria e non. Inutile continuare a non vedere che i lettori stanno andando su internet: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
Pensi anche tu che a breve vedremo la fine delle riviste enogastronomiche in Italia?