Il Barolo DOCG ha acquisito tale denominazione garantita con decreto del 1980 e viene prodotto con uve Nebbiolo nelle sue tre varietà: Michet, Lampia e Rosé. La zona di produzione avviene in provincia di Cuneo comprendendo un’area attorno a undici comuni.

Il suo nome deriva dai marchesi di Barolo che furono i primi ad iniziarne la produzione ai tempi di Re Carlo Alberto. Lo stesso Re Carlo Alberto fu entusiasta di questo vino avuto in dono dai marchesi, tanto da comprare una tenuta per avviare una sua propria produzione. La stessa cosa fu fatta anche da Camillo Benso Conte di Cavour.

Perché possa acquisire la denominazione DOCG, il vino deve essere invecchiato per almeno tre anni a partire dal 1 gennaio dell’anno successivo a quello della vendemmia, e di questi almeno due devono essere trascorsi in botti di castagno o di rovere. Se invecchiato di almeno cinque anni può acquisire la peculiarità di Barolo Riserva.

È un vino che va servito in abbinamento a piatti a base di selvaggina come fagiano o lepre, oppure con arrosti di carne, formaggi piccanti, cibi tartufati.

L a sua temperatura ideale è di norma 18 gradi centigradi, e va versato in calici per vini rossi, meglio se a distanza di 8 o 9 anni dalla vendemmia.

Il colore è rosso granato. All’olfatto è molto intenso e persistente, con profumi fruttati e floreali. Bevendolo, se ne può assaporare il gusto pieno, robusto, ma al contempo equilibrato.

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