Archive for the ‘Blog’ Category

Nuove regole e nuovi leader per il vino?

fabio | marzo 9th, 2010 | No Comments »

“Fare una campagna di comunicazione sui Social Media non deve essere una scorciatoia per una visibilità a basso costo, ma il riconoscimento di nuovi stakeholder e nuove regole di potere tra l’azienda e i consumatori. Solo allora le campagne funzionano davvero” [fonte: Marco Massarotto]

Tu, produttore di vino, e tu, ufficio marketing di un’azienda vinicola: ragioni in questo modo? Sei un leader vincente in questa nuova società? Dai un’occhiata alla slide sotto.

Twitter in cantina, la regola del 50-20-20-10

fabio | marzo 5th, 2010 | 2 Comments »

Sto riflettendo molto ultimamente su come utilizzare Twitter al meglio, cioè per raggiungere un obiettivo. Oggi ho letto un post di Tim Elliot Getting Intentional With Twitter che voglio condividere. Partiamo da una domanda: conta avere un sacco di follower? Secondo me no, sebbene poi non siano tanto male. In generale, come in tutte le cose della vita, conta avere dei follower che ci servano per un fine ben preciso. Quindi, a volte, meglio 400 follower di 4.000!

A tal fine, anche io suggerisco di non dare tanto peso a chi garantisce di accrescere nel giro di pochi giorni il vostro numero di follower di migliaia di unità: a che serve? Ragioniamo così: Twitter è una community e come tale dobbiamo creare delle relazioni valide. Ma come fare, esiste una linea guida?

Suggerimento su come utilizzare Twitter
La proposta potrebbe essere questa, i tuoi update su Twitter dovrebbero essere così suddivisi:
- 50%: conversazioni
- 20%: condivisione di link e retweet
- 20%: fai delle domande, chiedi qualcosa e aggiorna il tuo status in maniera generale
- 10%: promozionali (annuncia i tuoi nuovi post, …)

Focus
Inoltre, crea la tua community di tuoi pari, cioè di persone che hanno il tuo stesso interesse, nel nostro caso il vino. Se interagisci con i wine blogger, ad esempio, potresti entrare in relazione con loro in mnaiera più profonda e magari avere una menzione su un loro wine blog, oppure un loro retweet. Il che è molto importante. Puoi anche cominciare a fare una ricerca su chi seguire su Twitter partendo da Wefollow.com, trova le persone con i tuoi stessi interessi.

Tempo da dedicare a Twitter al giorno
Diciamo 30 minuti? Non tutti spesi continuamente, bensì a scaglioni: 10, 10 e 10, in fasce orarie diverse.

Che ne pensate? E’ valida come linea guida per il nostro settore?

Robert Parker: ogni azienda vinicola dovrebbe usare internet

fabio | febbraio 22nd, 2010 | No Comments »

The relevance of blogs in the wine industry from winescreen on Vimeo.

Grazie agli amici di Catavino, Ryan e Opaz, e di Vinus, ho la possibilità di girarvi il pensiero di un certo Robert Parker sui blog e l’industria del vino. E’ un’intervista che Ryan a fatto a Parker diverse settimane fa, a seguito di Wine Future, l’evento organizzato dalla Wine Academy of Spain che ha messo insieme alcune delle massime personalità del mondo del vino globale (nessuna italiana, da notare!) per discutere sul futuro del settore. Wine Future si è svolta a Logrono, dal 12 al 13 novembre 2009. Il video di apertura di questo post già vi introduce all’argomento: la rilevanza dei blog nell’industria del vino.

Robert Parker è famoso in tutto il mondo del vino, inutile starne qui a fare un’introduzione. E’ una figura che fa parlare molto di sè e che spesso è stato al centro di tante critiche, come quella dei blobbers (al posto di bloggers): they are the source of much of the misinformation, distortion and egegious falsehoods spread with reckless abandon on the internet…something to remember … Tuttavia, sembra stia cambiando idea, lentamente. Nel video seguente parla di interazione diretta tra azienda vinicola e consumatore.

The biggest challenge for the wine industry from winescreen on Vimeo.

Negli ultimi tempi, quindi, sembra sia cambiato e si sia aperto alle nuove tecnologie di internet. L’intervista che segue ce lo dimostra, è stata fatta da Ryan di Catavino.

A Winefuture hai parlato del futuro e di quanto sia importante comunicare il tuo prodotto direttamente ai consumatori. I blog sono una parte di questo meccanismo. I blog sono semplicemente un’altra forma di stampa. Quali sono i loro benefici e le loro debolezze, relativamente a: pubblicità, giornali personali, wine reporting e piattaforme educational?
I blog sono come i giornali, sebbene essi tendano ad essere più personali e ad avere una variabilità enorme in termini di qualità informativa. Certamente, i blog sono qui per esserci (rimanere) e i migliori cresceranno sempre più e diventeranno di successo e saranno letti da persone in tutto il mondo. La gente deve ricordare che i blog possono essere letti da chiunque su internet e quindi avere un impatto istantaneo globale.

Tu stesso hai iniziato come un wine lover amatoriale. Qualcuno ti ha chiamato persino il primo wine blogger. Dalla tua esperienza, quale pensi sia la lezione più importante per la prossima generazione di comunicatori del vino? Quali consigli hai per i wine lover amatoriali che vogliono seguire il tuo stesso percorso?
Penso che il giornalismo responsabile è il primo obbligo per qualsiasi blogger (in ogni settore). I blog buoni beneficiano dagli scrittori che sono consapevoli, che fanno le ricerche e che presentano opinioni informate. La gente vuole opinioni personali, ma anche imparzialità, equilibrio e accuratezza. E questo è il messaggio più importante che un comunicatore del vino deve far passare attraverso il suo blog.

Internet è cambiato tanto e sta cambiando. Quale pensi sia il ruolo di internet nell’industria del vino a breve termine? Quali tecnologie e quali strumenti pensi siano fondamentali affinchè un’azienda vinicola abbia successo oggi? Quali tecnologie pensi di usare in futuro?
L’industria del vino è rimasta indietro nell’uso dei blog e di internet. Ogni azienda vinicola dovrebbe avere un sito internet informativo in cui spiega le sue vigne, come fa i suoi vini, la differenza tra le varie annate, il terroir, le condizioni climatiche e nel quale presenta qualche nota informativa sulla storia della famiglia. Dovrebbe avere anche un message board per i fan dei suoi vini nel quale pubblicare informazioni e avere feedback immediati. Questo è il futuro del mondo del vino – diffusione istantanea dell’informazione, responsabilità e feedback importanti degli stessi produttori. Sfortunatamente, non si fa molto in questa direzione, molte aziende vinicole comunicano ad audience già catturate e forniscono pochissime informazioni utili.

Insomma, prima o poi nei social media, e su internet in generale, stanno arrivando un po’ tutti i big del vino, no? Puoi seguire Robert Parker anche su Twitter … Toccherà anche ad Angelo Gaja, giusto perchè lo leggevo proprio stamane in questo post di Filippo Ronco …

27 domande che devi porti sul tuo winery blog

fabio | febbraio 13th, 2010 | No Comments »

Oggi voglio darvi una griglia di domande cui dovreste dare risposta quando pensate al vostro winery blog, cioè il blog della vostra azienda vinicola. Domande che dovete porvi se volete iniziare a utilizzare questo strumento, ma anche se lo utilizzate già.

1. Il tuo blog, fa parte della tua strategia di marketing complessiva?
2. Quale è la tua audience potenziale (nicchia, segmento, …)?
3. Perchè hai deciso di aprire un winery blog?
4. Quanto ti è costato / costa?
5. Che tipo di contenuti pubblichi (news, eventi, immagini, video, …)? E in che lingua comunichi?
6. Quale è la tua frequenza di aggiornamento? Segui una schedulazione nel tempo?
7. Il tuo blog serve a creare un posizionamento migliore del tuo brand su internet?
8. Il tuo blog è integrato nel tuo sito corporate?

Strumenti Social Media
9. Permetti un’interazione libera dei tuoi lettori?
10. In quanto tempo rispondi alle interazioni con i tuoi lettori?
11. Che tipo di domande e commenti ricevi?
12. Quali piattaforme di social media integri nel tuo blog (Facebook, Twitter, Flickr, Youtube, Linkedin, …)?
13. Utilizzi gli RSS?
14. Affianco al blog, utilizzi altri tipi di comunicazione regolare, tipo newsletter, …?

Analisi particolare
15. Possiedi delle statistiche aggiornate? Se sì, quali strumenti di statistica utilizzi?
16. Quali indicatori di monitoraggio utilizzi maggiormente?
17. Quanti visitatori hai al mese?
18. Quante pagine vengono visitate ogni mese?
19. Quanto tempo mediamente rimangono sul tuo blog i visitatori?
20. Quante interazioni fanno i tuoi lettori nel tuo blog?
21. Importante: da dove vengono i tuoi visitatori (diretti, Google, altri siti, …)

Analisi generale
22. Che cosa ha portato il tuo blog alla tua attività, in termini generali?
23. Come reputi la tua esperienza di blogging aziendale?
24. Il tuo blog, ha generato un aumento delle vendite?
25. Il tuo blog, ti ha fornito nuovi contatti business?
26. Il tuo blog, sta creando / migliorando la tua brand image, brand awareness, …?
27. Il tuo blog, ti sta aiutando a capire meglio i tuoi consumatori?

Cominciate col porvi queste domande, sia in fase di blogging avanzata, sia in fase iniziale. E proponete anche le vostre nei commenti.

5 modi per coinvolgere i tuoi fan su Facebook

fabio | gennaio 11th, 2010 | No Comments »

Una delle tendenze che noto ultimamente è il proliferare delle pagine Facebook su qualsiasi argomento attinente il mondo del vino. Tanto è semplice aprirne una, tanto è difficile gestirla. Come faccio a coinvolgere e a far partecipare i miei fan prima che mi abbandonino?

Conversation Agent ha pubblicato alcune riflessioni sull’argomento, convenendo sul fatto che ci sono 5 modi per ottenere un certo coinvolgimento e feeling da parte dei fan. Eccole di seguito.

  • Annunci di nuovi prodotti
  • Promozioni e sconti
  • Iniziative eco-friendly
  • Argomenti speciali o sorprendenti per il consumatore
  • Video

Sono ottimi spunti, tienine conto anche te quando gestisci una fan page vinosa, che sia di un’azienda vinicola o di un venditore di vini, di un’enoteca o di un consorzio. Mi farebbe piacere sapere anche se conosci qualche altro modo oltre a questi 5: hai un’esperienza vincente da segnalare?

La fine dei giornali enogastronomici italiani è dietro l’angolo

fabio | dicembre 11th, 2009 | 6 Comments »

Crisi_editoria

Ok, è un titolone, ma non voglio essere minimamente un uccellaccio del malaugurio. E’ quello che penso io sul tema dei giornali enogastronomici, quindi sul settore dell’editoria del vino e del cibo: la loro fine è vicina, hanno ormai i giorni contati. Ti spiego perchè.

L’editoria è in crisi
In generale, l’editoria mondiale è in crisi. L’immagine di apertura ti mostra la dimensione del fenomeno, per vedere l’articolo originale del NYTimes clicca qui. Tutti i giornali americani più importanti stanno perdendo lettori. Giusto qualche numero per farti un’idea: “nell’ultimo semestre, la diffusione complessiva del settore ha subito un crollo del 10,6%, molto superiore alla flessione del 4,6% avvenuta nello stesso periodo dell’anno scorso. Mentre la diffusione domenicale è scesa del 7,5 per cento” [fonte: Mediablog del Corriere della Sera].

Le conseguenze sono sotto i nostri occhi. Tribune Co., che rappresenta testate come Chicago Tribune, Los Angeles Times, Baltimore Sun, ha dichiarato bancarotta. Il NYTime ha ipotecato la propria sede pur di rastrellare 225 milioni di dollari per far fronte a parte dei suoi debiti. Il Miami Herald cerca acquirenti. Il San Francisco Chronicle ha chiuso l’anno 2008 con ben 50 milioni di dollari in rosso. Quanto può durare il business delle news in queste condizioni? Non molto, è ovvio. Tanto che dal primo gennaio 2008 si contano già 15.000 licenziamenti nel settore (giornalisti, per intenderci). Perchè? Perchè i giornali vendendo di meno ottengono sempre meno soldi dagli inserzionisti pubblicitari, quindi tagliano [fonte: ApogeOnline].

Il rapporto annuale sullo stato dell’informazione americana The State of the News Media 2009 riporta le “cifre da brivido: le entrate dalle inserzioni dei quotidiani sono calate del 23% negli ultimi due anni, uno su cinque giornalisti nelle redazioni oggi è stato licenziato, e il 2009 potrebbe rivelarsi un’annata ancora peggiore. Perfino nelle Tv locali lo staff giornalistico viene drasticamente ridotto e nel 2008, anno elettorale, si è avuto un meno 7% nelle entrate pubblicitarie, cosa mai sentita prima, mentre i rating sono in caduta o statici per l’intero pailinsesto”

Anche l’editoria enogastronomica è in crisi
Ne ho scritto spesso sul blog Vino24. Alcuni esempi: il giornale Vinum è stato messo in vendita, non so come è andata a finire; Wein Gourmet ha chiuso, fallito. Ma, il caso più eclatante è quello della rivista Gourmet, la regina del mondo gastronomico americano di Condè Nast, che ha chiuso a causa del crollo delle entrate. In sostanza: non ce la facevano a continuare più. Puoi leggere la cronaca su questo crollo cliccando qui.

Cause della fine dei giornali del vino e del cibo
Cerchiamo di capire perchè. Tendenzialmente le cause sono 3: crollo degli investimenti pubblicitari sulla carta stampata; aumento degli investimenti pubblicitari online; cambiamenti da parte dei lettori nella fruizione e nel consumo delle news.

  • Crollo degli investimenti pubblicitari sulla carta stampata: con la fuga dei lettori, fuggono anche gli inserzionisti. Normale. Lo abbiamo visto prima: meno lettori = meno pubblicità. I giornali sono quindi costretti a tagliare da qualche parte.
  • Aumento degli investimenti pubblicitari online: con la migrazione dei lettori dalla carta stampata a internet, migrano anche gli inserzionisti. Normale. Oggi i lettori si informano sempre più sui blog, su Youtube, su Facebook, su Twitter e così via. Ecco che aumentano gli investimenti pubblicitari online: campagne pay-per-click, internet marketing, contest online, programmi di affiliazione, blog aziendali, … Le aziende stanno tagliando il loro budget pubblicitario destinato ai media tradizionali, riversando nell’online questa percentuale tagliata  e utilizzandola in forme molto diverse: comunicazione diretta ai consumatori, partecipazione e condivisione con i consumatori, …
  • Cambiamenti da parte dei lettori nella fruizione e nel consumo delle news: i lettori pagheranno mai le news online? E’ questa una domanda che si pongono tutti gli editori tradizionali, Murdoch ad esempio, che vorrebbe far pagare le sue news a Google. Anche De Benedetti. Il problema fondamentale, affermano gli analisti, è che i lettori, con l’accesso all’informazione su Internet, percepiscono ormai le notizie come un bene gratuito. E sono dunque sempre più restie ad acquistare copie cartacee. E’ qui il punto. Faccio un esempio personale, anche io leggo il giornale online. Perchè mai dovrei acquistarlo cartaceo se ci trovo gli stessi contenuti? Inoltre, con internet non siamo più lettori, né ascoltatori o telespettatori. Non siamo clienti e sicuramente neppure consumatori. Siamo utenti, siamo parte dell’informazione noi stessi, perchè possiamo modificarla. Siamo tanto attivi che, ad esempio, tutti i blogger del vino italiani messi insieme secondo me fanno più utenti/lettori al mese di molte riviste di settore italiane.

Che cosa succederà, quindi?
In futuro, non pensare sia lontano, è già adesso, parte dei giornali del vino scomparirà del tutto. Altri sopravviveranno perchè si sapranno adattare a un nuovo modo di intendere il business dell’informazione e il loro rapporto con i lettori. Mentre, emergerà sempre più prepotentemente la massa di wine lover che dirà direttamente la propria opinione sui fatti del vino: viaggi, recensioni, suggerimenti, … Un esempio concreto è CellarTracker: il sito internet sul vino conta circa 89.000 utenti registrati che hanno già inserito gratuitamente oltre 1 milione di recensioni di vini! Questi utenti, piuttosto che tenere in considerazione il solo parere del Robert Parker di turno, pongono più attenzione alle raccomandazioni dei loro simili (conoscenti, amici, followers, …). CellarTracker è una fonte inesauribile di risorse, disponibile ovunque e in ogni momento da un telefonino.

In futuro solo chi sarà online e metterà parte dell’informazione in mano agli utenti potrà esistere e fare business dell’informazione. Qualcosa si muove in America. Mentre, in Italia? Qui, mi sbilancio: le riviste del vino italiane, allo stato dei fatti, sono destinate alla fine nel breve volgere di qualche anno. Dove è online Civiltà del Bere? E Spirito Divino? Il Gambero Rosso si è mosso, invece. Così come si sta muovendo Slowine. Ma sempre con una lentezza cosmica, perchè si tende a ragionare con la logica editoriale della carta stampata, applicata al web. No, no. Logica, peraltro, molto difficile da digerire in alcuni casi, quando acquisti una rivista e te la ritrovi piena zeppa di pubbli-redazionali, cioè articoli a pagamento, oppure di comunicati stampa copia incolla …

E le aziende vinicole/inserzioniste?
Nel prossimo futuro, si vorrà sempre ottenere una certa visibilità, ovvio. Si tratterà di riversare massicciamente gli investimenti dalla carta stampata a internet, attraverso strategie di presenza online pubblicitaria e non. Inutile continuare a non vedere che i lettori stanno andando su internet: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Pensi anche tu che a breve vedremo la fine delle riviste enogastronomiche in Italia?

3 risposte a come utilizzare Facebook in un’azienda vinicola

fabio | dicembre 3rd, 2009 | 3 Comments »

Ho ricevuto 3 domande via email su come poter utilizzare meglio una pagina Facebook sul vino. Piuttosto che rispondere in privato, ho voluto condividere i miei pensieri in questo post. Se volete chiedermi qualcosa, disponibilissimo alla seguente email: info@vinopr.it. Iniziamo.

Qual è il metodo migliore per far conoscere la pagina a più fan possibili?
Penso che l’obiettivo non sia quello di far conoscere una pagina a più fan possibili in generale, bensì a quelli che sono stati, sono o possono essere interessati ai tuoi prodotti. Avere 100 fan “buoni” può valere molto di più che averne 1.000 a cui non gliene importa niente. Chiediti: perchè un utente di Facebook dovrebbe diventare tuo fan? Dai prima una risposta a questa domanda, il che implica soprattutto che la tua fan page deve avere dei contenuti efficaci (link, testo, foto, video, …). Una volta che hai individuato la tua content strategy all’interno della tua fan page (ovviamente con l’obiettivo di raggiungere un determinato target), diffondila ovunque. Ti faccio un elenco dei luoghi in cui potresti diffonderla.

  • Blog: metti un link sul tuo blog con su scritto “Diventa Fan di … su Facebook” oppure “Entra in contatto con noi su Facebook”. Facebook, inoltre, ti permette di inserire sul tuo blog dei widget con tutti gli utenti che sono già fan, sono dei box molto carini. Puoi vederne un esempio nella sidebar del mio blog Vino24
  • Email: nella tua firma, inserisci anche qui il link alla tua fan page
  • Account Facebook tuo personale: inserisci un link anche qui
  • Brochure, depliant: nella sezione contatti, inserisci anche qui il tuo link alla fan page

Le opportunità per diffonderla sono tante, ce ne sono anche altre. In sostanza, con la fan page puoi entrare in contatto con coloro i quali sono utenti attivi di Facebook, per cui devi presentare loro il fatto che anche tu esisti nel social network e la possibilità di poter diventare fan. Ma, molto importante, mi raccomando: individua una content strategy duratura nel tempo, altrimenti così come è facile iscriversi, altrettanto facile è anche cancellarsi dai fan. E’ sempre una questione di cliccare su un bottone.

Ogni volta che si aggiorna la pagina, bisogna mandare l’aggiornamento ai fan o lo ricevono automaticamente?
Ogni volta che fai un aggiornamento, questo appare oltre che sulla bacheca della fan page, anche nella stream di aggiornamenti dei tuoi fan. Chi è connesso in quel momento può vedere il tuo aggiornamento. La tua fan page si comporta proprio come un utente Facebook, proprio come fai tu con il tuo account personale. Scrivi un aggiornamento di stato e questo appare automaticamente nello stream di informazioni in tempo reale di tutti i tuoi contatti. Tuttavia, recentemente Facebook ha dato la possibilità ai fan di selezionare se far apparire o meno gli aggiornamenti delle fan page in questo stream. Quindi, potrebbero esserci dei fan, che sono tuoi fan, ma che hanno volontariamente scelto di non vedere i tuoi aggiornamenti in automatico. Ecco che diventa importantissimo il dare aggiornamenti con contenuti di qualità.

Inoltre, esiste anche una sezione di Facebook che permette di inviare un aggiornamento ai fan, si chiama “Invia un aggiornamento”. E’ una sorta di posta elettronica che puoi mandare con “Oggetto” e “Messaggio” a tutti i tuoi fan insieme o ad alcuni selezionati. Tuttavia, questo messaggio non arriva nella loro posta elettronica di Facebook, bensì, te lo devi andare a leggere tu di persona cliccando sulla voce Posta > Aggiornamenti. Io personalmente non li leggo mai, ma qualcuno potrebbe leggerli, quindi è un’opzione da utilizzare, ogni tanto, per mandare delle comunicazioni più interessanti.

Quanto costa promuovere la pagina con un’inserzione? A tuo avviso ne vale la pena?
Il discorso sulle inserzioni e relativamente recente. Per quanto riguarda il costo, funziona come qualsiasi altro servizio publicitario online: sei tu a stabilire un budget da investire in pubblicità. Nel caso di Facebook puoi stabilire un budget giornaliero di un minimo di 1,00 euro. Puoi programmare le inserzioni temporalmente e geograficamente. Puoi pagare a clic o a visualizzazioni (CPM). Rimando a questi link per approfondire i dettagli tecnici:

Sul fatto se ne valga la pena o meno, non ho una risposta secca. Potrebbe e non potrebbe. Il mio suggerimento è sempre quello di fare dei test per capire ciò che va e ciò che non va. L’argomento è davvero così nuovo che non abbiamo a disposizione dei dati sui quali riflettere nel mondo del vino. Bisogna soltanto sperimentare destinando parte di budget (minimo) anche a queste tipologie di inserzione.

Presentazione online sui nuovi media e il vino

fabio | novembre 27th, 2009 | No Comments »

New Media and Wine

Quello che stai vedendo, o hai visto, sopra è un documento di VinTank sui nuovi media e il vino.

La situazione oggi in pillole
- Il 66% della popolazione internet globale visita i social network (Nielsen)
- I social network sono la quarta attività più popolare su internet, prima delle email e del PORNO (Nielsen)
- Il 75% dei consumatori indica il “Passaparola” (Word of Mouth) come la prima fonte di influenza nell’acquisto (Nielsen)
- Il 71% dice di condividere con altri raccomandazioni (prodotti, servizi, ristoranti) su interent, quasi ogni mese (Razorfish 2009)
- Ogni giorno vengono creati 75.000 nuovi blog, aggiornati con oltre 1,2 milioni di post al giorno, cioè 18 ogni secondo (Technorati)
- Il 25% dei risultati che appaiono sui maggiori motori di ricerca relativamente ai 20 brand più grandi del mondo si trovano nei Consumer Generated Media (Qualman)

Tanto che lo stesso Rupert Murdoch afferma: “La tecnologia sta spostando il potere dagli editori, dai publisher, dall’establishment e dai media direttamente alla gente”

Che cosa significano i nuovi media per il settore del vino
Secondo gli autori (anche secondo me) sono un abbinamento perfetto: la gente parla di un vino sui nuovi media pubblicando delle recensioni, quindi raccomandazioni. Si possono generare delle community. Si può costruire una certa reputazione e instaurare dei rapporti di fiducia diretta brand/consumatore. Il mondo dei nuovi media sul vino è ormai già ben consolidato

Wine Blog
Presi insieme i wine blogger rappresentano un’audience più grande di quella di Winespectator.com. Ogni anno producono 30.000 recensioni di vini online. I wine blog sono oltre 1.000.

Wine Industry noise
+ di 40 social network sul vino
+ di 50 applicazioni iPhone sul vino
+ di 200 portali sul vino

Dove dovresti essere presente?
Facebook, Twitter, Youtube, Linkedin, Flickr, Yelp. In altre parole, pesca laddove ci sono i pesci! Lo sai, ad esempio, che CellarTracker ha circa 86.000 utenti con oltre 1.000.000 di tasting notes? Oppure che Vinfolio ha più di 50.000 utenti e circa 32.000 tastning notes? Oppure che Snooth ha appena superato i 250.000 utenti?

Sono realmente efficaci questi nuovi media?
Il documento presenta l’esempio della campagna di Obama, che ha creato un network online composto da questi servizi principali: Mybo.com, Facebook, Widgets, Email, Barack TV, Social Networks, Outreach, Twitter e Mobile. Durante la raccolta fondi è riuscito a ricevere online ben 150 milioni di dollari, coinvolgendo 632.000 piccoli donatori. Ma questo è un esempio che non c’entra nulla con il settore del vino, però.

Sono realmente efficaci questi nuovi media nel settore del vino?
Prendiamo l’esempio di Gary Vaynerchuk: ha 850.000 follower su Twitter, 90.000 visitatori al giorno su Wine Library TV, migliaia di libri venduti, 80 milioni di dollari di fatturato, circa metà del quale online. Secondo te? Dai un’occhiata anche all’esempio di Murphy-Goode, oppure a PinotBlogger. Quest’ultimo è un blog gestito da Josh Hermsmeyer che sta per avviare una sua winery: ha iniziato già da tempo a essere presente nei social media, adesso ha 5.000 followers su Twitter e più di 1.200 indirizzi nella sua mailing list.

Leggi le ultime pagine che spiegano se questi nuovi media valgono o meno anche nel settore del vino e fammi sapere la tua.

Come non dovresti comportarti su Facebook: il caso del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino

fabio | novembre 24th, 2009 | 2 Comments »

facebook_brunello

In un post precedente avevo citato la fan page Brunello di Montalcino su Facebook. Nella sua sezione “Info”, c’è scritto:

  • Sito Web: http://www.consorziobrunellodimontalcino.it
  • Descrizione compagnia: Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino è nato nel 1967 all’indomani del riconoscimento della D.O.C., come libera associazione fra i produttori, intenzionati a tutelare il loro vino il cui prestigio sempe più andava affermandosi. Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha rappresentato in questi anni uno strumento di scrupolosa e responsabile autodisciplina, inoltre ha sollecitato un coagulo fra aziende vecchie e nuove, piccole e grandi, così che le consolidate e sagge abitudini sono diventate una comune strategia per il successo qualitativo.
  • Prodotti: Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino, Moscadello di Montalcino, Sant’Antimo

La prima volta che ho visto questa pagina, qualche mese fa, leggendo queste info pensai fosse una pagina ufficiale del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Così, ripeto, l’avevo segnalata nel post in cui ho fatto l’elenco striminzito di tutte le aziende vinicole italiane che sono presenti su Facebook attraverso una fan page

Una lettrice del blog che è anche una produttrice di Brunello, molto attenta alle nuove tecnologie, a leggere la notizia che il Consorzio era presente su Facebook è rimasta colpita (dopotutto, quello che fa il Consorzio tocca molto da vicino i produttori della zona, no?). Ha telefonato al Consorzio per avere conferma dell’ufficialità della fan page che, però, puntualmente non è arrivata: la fan page non è del Consorzio, loro non ne sanno niente. La produttrice di brunello me lo ha riferito, ho richiamato anche io per ulteriore conferma: la fan page non è del Consorzio, loro non ne sanno niente. E pensare che è una fan page che aggrega ben 20.000 fan.

fan_stream_brunello

Perchè, secondo me, non dovresti comportarti in questo modo su internet?

La gente (consumatori) è già su internet e parla di te

Il fatto che il Consorzio non abbia aperto un canale ufficiale di comunicazione su Facebook, ha fatto sì che perdesse tempo prezioso (a mio avviso, poi, vista l’importanza di questo vino nel mondo, il Consorzio Brunello sarebbe dovuto essere un passo avanti rispetto agli altri consorzi italiani). Su Facebook milioni di utenti danno vita a fan page sui loro prodotti preferiti e questo ne è un caso. Non averlo fatto ufficialmente significa aver lasciato parte della gestione del proprio brand ad altri, in questo caso ai soli consumatori.

Dovai fare maggiori sforzi nel futuro

Il fatto che esista già una fan page con 20.000 fan con il nome Brunello di Montalcino comporta che diventa più difficile emergere con una nuova fan page con lo stesso nome, qualora il Consorzio volesse aprire un canale di questo tipo. Cercando Brunello di Montalcino nel modulo ricerca di Facebook, appaiono solo due pagine fan: quella della quale stiamo parlando e quest’altra, molto più scarna. Dove volete che si iscrivi la gente? Su quella che ha più fan, ovviamente.

Facebook è importante

E chi dice il contrario mi sembra sia caduto dalle nuvole. E’ importante perchè in questo caso ben 20.000 utenti hanno volontariamente cliccato quel tasto magico “Diventa fan” per entrare in contatto con il Brunello di Montalcino. Una massa di potenziali consumatori che il Consorzio avrebbe potuto/dovuto controllare direttamente e invece non lo ha fatto.

Importanza dei social media per i consorzi

Una mia convinzione che sta maturando ultimamente è che i social media possano avere un grande effetto se utilizzati dai Consorzi. Questo perchè a livello Consorzio si dispone di più risorse, più budget, più persone, più conoscenze. Inoltre, ci sono anche molte più storie da raccontare ai consumatori, tanto da pianificare a lungo termine strategie di contenuti e di conversazione.

Riassumo per punti perchè su Facebook non devi comportarti come questo esempio

  • Perchè devi essere tu a controllare almeno parte del tuo brand online
  • Perchè la gran parte delle conversazioni sul tuo brand devi crearle, svilupparle, veicolarle e monitorarle nei tuoi spazi online, non in altri spazi
  • Perchè devi agire subito, prima che gran parte della conversazione su di te sia fatta da altri
  • Perchè ci sono migliaia di utenti disposti a seguirti (diventare fan). I 20.000 fan della pagina Brunello di Montalcino possono essere una piccola Ferrari a tua disposizione

Gli altri punti li aggiungi tu

10 suggerimenti per l’email marketing nel settore del vino

fabio | novembre 12th, 2009 | 11 Comments »

mailL’obiettivo di qualsiasi azione di marketing è quello di attirare l’interesse verso di te, generare desiderio nei confronti dei tuoi prodotti e maggiori vendite dei tuoi vini. Diciamo che questi, sono anche obiettivi del social media marketing, di cui parlo spesso in questo blog, e dell’email marketing, di cui non ho ancora parlato. Inizio oggi.

L’email marketing è senz’altro meno costoso della posta, e può essere anche molto più efficace nel creare una forte relazione con i tuoi clienti. Tuttavia, può essere anche deleterio se lo sbagli, può erodere la tua brand equity, puoi essere considerato un flamer, cioè uno che invia messaggi ostili, spam, … Leggendo un whitepaper di iContact, un servizio di gestione di email online che ho appena testato, ho focalizzato i 10 suggerimenti più importanti per fare email marketing cercando di adattarli al settore del vino.

1. Invia email soltanto alle persone che hanno chiesto di riceverle
Nel mondo del vino è una regola non rispettata molto spesso, purtroppo. Personalmente, mi capita di inviare email a delle aziende vinicole con una certa frequenza, per chiedere informazioni riguardo un articolo da pubblicare su Vino24, ad esempio. Bene, nella maggioranza dei casi mi ritrovo iscritto alle loro newsletter, senza volerlo. Così non va. La regola è che qui siamo nel campo del permission-based (email) marketing: prima chiedi il permesso di inviare attraverso la costruzione di un apposito form da inserire sul tuo sito/blog, ad esempio. Poi, invia.

2. Includi contenuti rilevanti da inviare a chi ne fa richiesta
Inutile mandare al tuo database di email dei contenuti per i quali i destinatari non provano interesse: abbandoneranno la mailing list molto velocemente. Per trattenere i tuoi contatti e aumentarli, devi mandar loro dei contenuti che sono interessanti e rilevanti. Per loro, non per te. Siamo nel campo del content marketing, di cui ho parlato velocemente qui.

3. Frequenza di invio costante
Non inviare la email quando vuoi tu, ma schedula nel tempo: settimanale, bisettimanale, mensile, … La costanza nel tempo creerà ordine nei confronti del ricevente.

4. Quando inviare, parte 1
Meglio inviare email business-to-business dal martedì al giovedì. iContact ha rilevato che l’orario migliore in cui inviare email va dalle 9:30 alle 13:30. Mai inviare dopo le 16:00 e soprattutto nel fine settimana. Vale anche per il settore vino?

5. Quando inviare, parte 2
In alcuni casi è meglio inviare le email business-to-consumer tra le 17:00 e le 20:00, sempre da martedì a giovedì. Oppure tra venerdì sera e domenica pomeriggio. Anche qui: vale anche per il settore vino?

6. Assicurati che la tua email non finisca nello spam
Per assicursi dell’avvenuta ricezione da parte dell’utente, aggiungi un messaggio all’inizio della email simile a questo: “Per assicurarti di ricevere la nostra email correttamente, aggiungi l’indirizzo azienda@aziendavinicola.com alla tua lista di contatti”

7. Nome di chi invia
Assicurati che sia il nome della tua azienda oppure il nome di una persona della tua azienda. Una volta che scegli il nome col quale inviare, mantieni sempre quello. Ricordati che l’utente che ricevere la email ha solo frazioni di secondo per decidere se aprirla o meno: la familiarità di chi la invia risulterà fondamentale con il passare del tempo.

8. Testo e HTML
Inviala in entrambi i modi: testuale o HTML. C’è chi la legge in un modo e chi in un altro.

9. Oggetto della email
Non usare simboli, punti esclamativi e cose varie. Utilizza solo testo, altrimenti alcuni filtri potrebbero far finire la email nello spam.

10. Costruisci il tuo database di email
E’ un dei punti più importanti, secondo me. Ogni volta che hai l’opportunità, costruisci la tua lista. Non solo online (sul tuo sito internet, un form sul tuo blog, …) ma anche offline attraverso delle brochure o dei flayer in cui inviti a lasciare il proprio contatto per ricevere la tua newsletter, ad esempio.

Pensi, tuttavia, che sia un’opportunità per il settore del vino fare email marketing? Se sì, come?

Foto | Tim Morgan