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	<title>Vino Party - Il blog sul Vino</title>
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	<description>Tutto quello che dovete sapere sul vino</description>
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		<title>Lacrima di Morro d’Alba Doc</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[Marche]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Lacrima di Morro d’Alba è un vino dal color rosso rubino istituito Doc nel 1985. Oltre che Morro d’Alba, viene prodotto nei territori comunali di Ostra, Monte San Vito, San Marcello, Senigallia, Belvedere Ostrense. La sua produzione è molto antica e secondo la tradizione giaà nel 1167 fu apprezzato da Federico Barbarossa quando dimorò &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/lacrima-di-morro-dalba-doc/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Lacrima di Morro d’Alba</strong> è un vino dal color rosso rubino istituito <strong>Doc nel 1985</strong>. Oltre che Morro d’Alba, viene prodotto nei territori comunali di Ostra, Monte San Vito, San Marcello, Senigallia, Belvedere Ostrense. La sua produzione è molto antica e secondo la tradizione giaà nel 1167 fu apprezzato da Fed<a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/05/lacrima_morro_alba.jpg"><img class="alignright  wp-image-253" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/05/lacrima_morro_alba.jpg" alt="" width="201" height="239" /></a>erico Barbarossa quando dimorò presso il Castello di Morro d’Alba durante l’assedio di Ancona.</p>
<p><strong>Visivamente </strong>presenta oltre al rosso anche delle sfumature purpuree e violacee. <strong>All’ol</strong><strong>fatto</strong> è gradevole ed intenso, leggermente speziato, possiamo ritrovare elementi fruttati e floreali come violetta, lampone, geranio, mirtillo. <strong>Al gusto</strong> si presenta secco e caldo, tendente al morbido e piuttosto corposo. La gradazione minima è dell’11%.</p>
<p>Nel disciplinare della Doc si prevede che questo vino debba essere prodotto da uve Lacrima per almeno l’85% ed il resto può essere prodotto da uve Montepulciano o Verdicchio. Spesso però viene prodotto in purezza. Imbottigliato precocemente si ottiene la <strong>versione frizzante e amabile</strong>, mentre imbottigliato nei tempi standard si presenta come un ottimo <strong>vino da pasto</strong>.</p>
<p><strong>Se ne consiglia il consumo in abbinamento</strong> a salumi (anche tipici marchigiani come il salume “Fabriano”, salsicce di fegato e ciarimboli), primi piatti al ragù, secondi di carni bianche. Va servito in calici ballon preferibilmente con temperatura attorno ai 18 °C.</p>
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		<title>Dolcetto d’Alba Doc</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Rossi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Dolcetto d’Alba è un vino dal colore rosso rubino che è stato istituito Doc nel 1974 ed è prodotto interamente nelle province di Asti e Cuneo ed interamente con uve dell’omonimo vitigno. Viene prodotto anche nella tipologia Doc Superiore con invecchiamento di un anno. La tradizione vuole che sia il vino più bevuto nella &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/dolcetto-dalba-doc/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Dolcetto d’Alba</strong> è un vino dal colore rosso rubino che è stato istituito <strong>Doc nel 1974</strong> ed è prodotto interamente nelle <strong>province di Asti e Cuneo</strong> ed interamente con uve dell’omonimo vitigno. Viene prodotto anche nella tipologia <strong>Doc Superiore</strong> con invecchiamento di un anno.</p>
<p>La tradizione vuole che sia il vino più bevuto nella zona delle Langhe piemontesi.<a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/05/dolcettoalba.jpg"><img class="alignright  wp-image-249" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/05/dolcettoalba-125x300.jpg" alt="" width="92" height="214" /></a></p>
<p><strong>All’odore</strong> si presenta gradevole e distintivo con richiami floreali e di liquirizia, <strong>il gusto</strong> è notevolmente asciutto e tendente all’amarognolo grazie ad un retrogusto di mandorla amara, molto armonico.</p>
<p>Assieme ad altri prodotti (come il Tartufo), il Dolcetto D’Alba ha contribuito ad <strong>ampliare la fama della locale cittadina</strong>, dalla storia già gloriosa. Alba infatti era già presente al tempo dei romani con il nome di Pompeia per poi diventare un borgo fiorente durante il medioevo.</p>
<p>Se se ne vuole apprezzare di più il colore e l’alcool, è consigliabile sottoporlo a due o tre anni di invecchiamento, ma non tardare oltre nel consumarlo.</p>
<p><strong>Va gustato</strong> in calici ballon a 16-18 °C ed è consigliato <strong>in abbinamento</strong> a carni bianche ed insalata di carne.</p>
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		<title>Vitigno Lacrima</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 21:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vitigni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vitigno Lacrima viene coltivato attualmente soprattutto in provincia di Ancona, più precisamente nelle campagne attorno a Morro d’Alba. In passato sembra che questo vitigno fosse diffuso anche nel resto delle Marche, in Campania, Umbria e Puglia. Nei secoli la sua presenza è regredita alla zona di Morro d’Alba. Per questo motivo ha anche rischiato &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/vitigno-lacrima/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>vitigno Lacrima</strong> viene coltivato attualmente soprattutto in <strong>provincia di Ancona</strong>, più precisamente nelle campagne attorno a <strong>Morro d’Alba</strong>. In passato sembra che questo vitigno fosse diffu<a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/05/lacrima_vitigno.jpg"><img class="alignright  wp-image-246" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/05/lacrima_vitigno-240x300.jpg" alt="" width="197" height="242" /></a>so anche nel resto delle Marche, in Campania, Umbria e Puglia. Nei secoli la sua presenza è regredita alla zona di Morro d’Alba. Per questo motivo <strong>ha anche rischiato l’estinzione</strong> negli scorsi decenni, fino a quando negli Anni Ottanta è stato tutelato con moderne coltivazioni e con la denominazione d’origine.  È conosciuto anche con il nome di Lacrima Nera o di Lacrima di Morro d’Alba. Piccole quantità di questo vitigno sono inoltre coltivate in Romagna, Toscana e Puglia.</p>
<p>Dalle ricerche genetiche di recente attuazione, sembra che sia una <strong>derivazione dell’Aleatico</strong>.</p>
<p><strong>Il nome è legato alla maturazione della buccia</strong>. Quando avviene, la buccia degli acini si rompe con facilità lasciando colare gocce di succo, idealmente simili alle lacrime.</p>
<p><strong>La pianta</strong> ha un grappolo alato di media grandezza. <strong>Va coltivata con attenzione</strong> perché è piuttosto sensibile agli attacchi da parte di parassiti vegetali ed animali. Le condizioni ottimali di coltivazione prevedono terreni argillosi ricchi di minerali, con buona ventilazione ed esposizione ai raggi del sole. Gli acini sono di <strong>colore nero-blu</strong> con buccia piuttosto consistente. <strong>Giunge a maturazione attorno alla seconda metà di settembre</strong>.</p>
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		<title>Vitigno Dolcetto</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 21:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vitigni]]></category>

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		<description><![CDATA[La coltivazione del vitigno Dolcetto risale alla fine del Cinquecento secondo testimonianze certe. Le stesse testimonianze rimandano alla zona di coltivazione del basso Piemonte (Monferrato e Liguria), per diffondersi in seguito nell’Oltrepò Pavese, nell’Alessandrino e nel Cuneese. Nella zona di Tortona è necessario non confondere il nome “Nebbiolo” che viene dato ai vitigni locali, trattandosi &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/vitigno-dolcetto/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La coltivazione del <strong>vitigno Dolcetto</strong> risale alla fine del Cinquecento secondo testimonianze certe. Le stesse testimonianze rimandano alla zona di coltivazione del basso Piemonte (Monferrato e Liguria), per diffondersi in seguito nell’Oltrepò Pavese, nell’Alessandrino e nel Cuneese. Nella zona di Tortona è necess<a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/05/dolcetto.jpg"><img class="alignright  wp-image-243" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/05/dolcetto.jpg" alt="" width="183" height="221" /></a>ario non confondere il nome “Nebbiolo” che viene dato ai vitigni locali, trattandosi in realtà sempre di Dolcetto.</p>
<p><strong>All’inizio del Novecento era tra i vitigni più coltivati delle zone settentrionali</strong> d’Italia, fu poi notevolmente ridotto a causa della fillossera.</p>
<p>Dal punto di vista quantitativo, ad oggi la maggior parte di questo vitigno si trova <strong>nel cuneese attorno alla zona d’Alba</strong>. Ben 1600 ettari di vitigni che vanno a rifornire la relativa Doc.</p>
<p>Importante fare una precisazione: il vino realizzato con vitigno Dolcetto, contrariamente a quanto potrebbe far pensare il nome, presenta un gusto non dolce, bensì decisamente secco. Il nome infatti non deriva dal gusto del vino, bensì degli <strong>acini d’uva che sono particolarmente succosi e quindi “dolci”</strong>, per lo meno secondo il gusto dei piemontesi. Generalmente i vini prodotti con uve Dolcetto sono secchi, asciutti, con elementi di frutti di bosco al gusto.</p>
<p><strong>Il grappolo</strong> della pianta è conico con ali estese, con bacche dal colore bluastro tendente al viola nell’estremità inferiore. Oltre che nel Piemonte, il vitigno si è diffuso anche in Liguria, Lombardia e Val d’Aosta. <strong>La maturazione è precoce</strong>.</p>
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		<title>Montefalco Sagrantino DOCG</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 20:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[DOCG]]></category>
		<category><![CDATA[Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

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		<description><![CDATA[Storicamente il Sagrantino esisteva solo nella sua versione passita, tanto che la prima autorizzazione del 1977 esisteva per la Doc Sagrantino Passito. La versione secca invece ha dovuto aspettare ancora diversi anni prima di essere riconosciuta. La considerazione di questo vino è cresciuta notevolmente durante gli Anni Novanta, probabilmente grazie al merito del produttore Marco &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/montefalco-sagrantino-docg/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Storicamente il <strong>Sagrantino</strong> esisteva solo nella sua versione passita, tanto che la prima autorizzazione del 1977 esisteva per la Doc Sagrantino Passito. La versione secca invece ha dovuto aspettare ancora diversi anni prima di essere riconosciuta.<a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/03/montefalco_sagrantino1.jpg"><img class="alignright  wp-image-231" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/03/montefalco_sagrantino1-145x300.jpg" alt="" width="127" height="263" /></a></p>
<p><strong>La considerazione di questo vino è cresciuta notevolmente durante gli Anni Novanta</strong>, probabilmente grazie al merito del produttore Marco Caprai che per primo ha creduto alle sue potenzialità inespresse.</p>
<p>Così nel 1992 questo vino, in entrambe le varianti (<strong>Montefalco Sagrantino Passito e Secco</strong>) ha ottenuto la denominazione DOCG. Va al Montefalco Sagrantino gran parte del merito per cui la regione Umbria è considerata regione produttrice di vini pregiati.</p>
<p>È <strong>prodotto interamente con uve dell’omonimo vitigno</strong>, ha un buon contenuto alcoolico ed <strong>invecchia bene nel medio-lungo periodo</strong> grazie alla presenza dei polifenoli.</p>
<p><strong>La versione Secco</strong> ha un colore rosso rubino che tende a diventare granata con gli anni. Al gusto è ricco e armonico. Va servito in calici ballon a 18-20 °C. Se ne consiglia l’utilizzo in abbinamento con carni rosse, formaggi stagionati, carni di cacciagione.</p>
<p>Nella <strong>versione Passito</strong>, invece, risaltano retrogusti di frutti di bosco maturi e spezie. Va servito a 14-16 °C in calici per vini passiti. È ideale come vino da meditazione, con dolci a pasta non lievitata, oppure con pecorini piccanti quando invecchiato.</p>
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		<title>Vitigno Sagrantino</title>
		<link>http://www.vinopr.it/vitigno-sagrantino/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 20:39:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vitigni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vitigno Sagrantino è tipico di Montefalco, paese umbro in provincia di Perugia. I vini di Montefalco sono famosi già dai tempi dei Romani, e la zona è già stata citata da Plinio Il Vecchio nel I Secolo d.C. nella sua Naturalis Historia. La denominazione “Sagrantino” non comparendo in nessuna documentazione storica sembra essere relativamente &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/vitigno-sagrantino/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>vitigno Sagrantino</strong> è tipico di <strong>Montefalco</strong>, paese umbro in provincia di Perugia. I vini di Montefalco sono famosi già dai tempi dei Romani, e la zona è già stata citata da Plinio Il Vecchio nel I Secolo d.C. nella sua Naturalis Historia.<a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/03/vitigno_sagrantino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-220" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/03/vitigno_sagrantino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>La denominazione “Sagrantino” non comparendo in nessuna documentazione storica sembra essere relativamente recente e <strong>sorta attorno all’Ottocento</strong>, periodo in cui gli anziani del tempo dichiararono di aver sempre sentito parlare di Sagrantino. Tuttavia è del tutto probabile che il relativo vino abbia avuto altra denominazione ed origine molto più antica. Non è da escludere che potesse trattarsi dell’<strong>uva <em>hirtiola</em></strong> descritta proprio da Plinio il Vecchio nell’opera su citata.</p>
<p>Il Sagrantino nella sua area DOCG ha una diffusione estremamente limitata e viene coltivato intorno al territorio di Montefalco, che comprende il paese stesso e i dintorni dei paesi vicini: Gualdo Cattaneo, Bevagna, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria, tutti in provincia di Perugia, per un totale di <strong>175 ettari</strong> nell’area DOCG.</p>
<p>Il <strong>grappolo</strong> è medio piccolo, cilindrico e alato. <strong>Gli acini</strong> sono di taglia media, molto pruinosi e con buccia consistente di colore nero-blu, come è evidente dall’immagine. <strong>Il periodo della vendemmia</strong> è generalmente intorno alle prime due settimane di ottobre.</p>
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		<title>Cappello di prete IGT</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 20:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[IGT]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Rossi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Cappello di prete è un vino IGT del Salento, prodotto dalle cantine Candido di San Donaci (BR). Si tratta di un vino rosso rubino con contorni porpora. È uno dei vini rossi più apprezzati del territorio, grazie alla sua squisitezza complessiva fondata su vari elementi: l’aroma intenso, dei retrogusti speziati di pepe nero e &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/cappello-di-prete-igt/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Cappello di prete</strong> è un vino <strong>IGT</strong> del <strong>Salento</strong>, prodotto dalle cantine Candido di San Donaci (BR).</p>
<p>Si tratta di un vino rosso rubino con contorni porpora. È <strong>uno dei vini rossi più apprezzati del territori</strong><a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/03/cappellodiprete1.jpg"><img class="alignright  wp-image-225" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/03/cappellodiprete1-157x300.jpg" alt="" width="123" height="236" /></a><strong>o</strong>, grazie alla sua squisitezza complessiva fondata su vari elementi: l’aroma intenso, dei retrogusti speziati di pepe nero e liquirizia, dei richiami di vaniglia. Al gusto risulta vellutato e molto pieno. È anche uno dei vini con il <strong>miglior rap</strong><strong>porto qualità/prezzo</strong>: lo si può trovare intorno agli 8 euro in enoteca e non oltre i 14 euro nei ristoranti. Non a caso è uno dei vini maggiormente apprezzati dai turisti che hanno la fortuna di assaggiarlo.</p>
<p>Particolarissime le sue uve, interamente del vitigno <strong>Negro Amaro</strong>, tutte provenienti da <strong>vitigni centenari</strong>: segno, questo, di quanto esse abbiano trovato il loro habitat ideale. Viene ottenuto dopo macerazione lunga in acciaio di uva diraspata, viene quindi fatto fermentare in malolattica e invecchiare in barriques.</p>
<p><strong>Va servito</strong> a 18° di temperatura (anche riscaldando precedentemente la bottiglia) in bicchieri ballon per vini rossi oppure in calici a tulipano, con grigliate e arrosti di carne, oppure con formaggi stagionali e salumi. Ottimo anche a fine pasto con frutta secca e castagne.</p>
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		<title>Colli di Faenza Doc</title>
		<link>http://www.vinopr.it/colli-di-faenza-doc/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 20:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Rossi]]></category>

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		<description><![CDATA[Colli di Faenza è un vino riconosciuto DOC in tempi relativamente recenti, nel 1997. È una Doc piuttosto variegata, che riconosce con questa denominazione cinque differenti vini: bianco, rosso, pinot bianco, sangiovese e trebbiano. Vengono tutti prodotti tra l’emilia e la romagna, principalmente sulle colline nei dintorni di Faenza, nonché lungo le aree pianeggianti e &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/colli-di-faenza-doc/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Colli di Faenza</strong> è un vino riconosciuto DOC in tempi relativamente recenti, nel <strong>1997</strong>. È una Doc piuttosto variegata, che riconosce con questa denominazione <strong>cinque differenti vini: bianco, rosso, pinot bianco, sangiovese e trebbiano</strong>. Vengono tutti prodotti tra l’emilia e la romagna, principalmente sulle colline nei dintorni di Faenza, nonché lungo le aree pianeggianti e collinari. <a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/03/colli-di-faenza-doc.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-222" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/03/colli-di-faenza-doc.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>I bianchi</strong> di questa Doc vanno serviti a 8-10 gradi di temperatura in calici a tulipano. Sono indicati in abbinamento a salumi, prosciutto, e primi piatti come i tortellini. <strong>Il rosso </strong>(e il <strong>Rosso Riserva</strong>, invecchiato di almeno due anni) va servito a 16-18 gradi assieme a parmigiano reggiano o grana padano, salumi, lasagne. La tipologia <strong>Sangiovese</strong>, infine, è perfetta servita in calici bordolesi a 18 gradi di temperatura. Si accompagna a lasagne, tagliatelle, parmigiano reggiano.</p>
<p><strong>I bianchi</strong> sono caratterizzati da color giallo paglierino e profumo fruttato, con gradazione minima dell’11%. <strong>Il Rosso e il Rosso Riserva</strong> hanno un colore rosso rubino, un gusto asciutto e un profumo erbaceo, la gradazione minima dev’essere del 12%. Il <strong>Sangiovese</strong> è di color rosso rubino con profumo che rimanda alla viola, al gusto risulta asciutto e armonico, anche qui la gradazione minima dev’essere del 12%.</p>
<p>Essendo vini differenti, è indispensabile che ogni tipologia indichi oltre alla zona geografica anche la varietà di vite da cui hanno origine.</p>
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		<title>Trebbiano d&#8217;Abruzzo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 11:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Trebbiano d&#8217;Abruzzo è l&#8217;unico vino bianco riconosciuto DOC sul territorio abruzzese, già questo di per sé è sinonimo di ottima qualità. Questo vino non era molto apprezzato dai nobili patrizi di epoca romana, tanto da essere definito dagli stessi come &#8220;il vino dei soldati&#8221; perché particolarmente richiesto, invece, dall&#8217;esercito dell&#8217;Impero. E&#8217; stato istituito Doc &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/trebbiano-dabruzzo/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Trebbiano d&#8217;Abruzz</strong>o è l&#8217;unico vino bianco riconosciuto DOC sul territorio abruzzese, già questo di per sé è sinonimo di ottima qualità. Questo vino non era molto apprezzato dai nobili patrizi di epoca romana, tanto da essere definito dagli stessi come &#8220;il vino dei soldati&#8221; perché particolarmente richiesto, invece, dall&#8217;esercito dell&#8217;Impero. E&#8217; stato istituito Doc nel 1972 ed oggi ha preso la sua rivincita venendo riconosciuto tra i vini più apprezzati e pregiati d&#8217;Italia.</p>
<p>Il trebbiano d&#8217;Abruzzo prende il nome dal relativo vitigno, infatti è ottenuto dalle uve Bombino Bianco (anche detto Trebbiano d&#8217;Abruzzo) o da quelle del Trebbiano Toscano. E&#8217; sottoposto a due mesi di affin<a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/02/trebbiano-abruzzo_big.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-213" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/02/trebbiano-abruzzo_big.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>amento e deve avere una gradazione alcoolica minima dell&#8217; 11,5%. <strong>Viene prodotto anche in versione Riserva</strong> quando sottoposto ad almeno tre anni di invecchiamento.</p>
<p>Dal <strong>colore giallo paglierin</strong>o, gode di un caratteristico <strong>profumo</strong> intenso e di un <strong>sapore</strong> armonico con retrogusto che richiama vagamente la mandorla.</p>
<p><strong>Va servito</strong> ad una temperatura di 8-10 °C in calici per vini bianchi e da il meglio di sé laddove consumato entro un anno dalla vendemmia (eccetto la versione Riserva).</p>
<p>Se ne consiglia il consumo in<strong> abbinamento</strong> a piatti a base di pesce o di uova, nonché con alcuni formaggi come la scamorza e l&#8217;incanestrato.</p>
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		<title>Frascati DOC</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 10:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Frascati è forse il vino DOC che per eccellenza ricorda la città di Roma, e per questo forse il più citato in tutta la letteratura italiana. E&#8217; stato istituito DOC già nel 1966 e la produzione in territorio delimitato era stata ancor prima stabilita per decreto nel 1933. Oggi viene prodotto all&#8217;interno del territorio &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.vinopr.it/frascati-doc/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Frascati</strong> è forse il vino DOC che per eccellenza ricorda la <strong>città di Roma</strong>, e per questo forse il più citato in tutta la letteratura italiana. E&#8217; stato istituito DOC già nel 1966 e la produzione in territorio delimitato era stata ancor <a href="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/02/frascat.jpg"><img class="alignright  wp-image-209" src="http://www.vinopr.it/wp-content/uploads/2012/02/frascat-195x300.jpg" alt="" width="148" height="229" /></a>prima stabilita per decreto nel 1933. Oggi viene <strong>prodotto all&#8217;interno del territorio comunale di Roma</strong> e in alcuni altri comuni della provincia.</p>
<p>Il Frascati ha sicuramente inciso sulle tradizioni romane, e le migliaia di osterie che nei secoli scorsi segnavano la città, erano quasi tutte da ricondurre a produttori di vino Frascati. Attualmente il <strong>disciplinare di produzion</strong>e prevede l&#8217;utilizzo di tre vitigni: Malvasia Bianca di Candia, Trebbiano toscano, Malvasia del Lazio.</p>
<p>Presenta un<strong> colore</strong> giallo paglierino di intensità variabile, un<strong> profumo</strong> delicato ed un gusto secco e vellutato. E&#8217; un vino da antipasto oppure indicato anche per primi piatti con sugo di pesce, ben si accompagna anche a pesce, vitello e coniglio. Ottimo anche con i saltimbocca alla romana e con dolci alla ricotta. <strong>Va servito</strong> alla temperatura di 8-10 °C in calici a tulipano e va consumato presto, entro un anno dalla vendemmia. La gradazione alcoolica minima è dell11%.</p>
<p>Al di là del Frascati classico, questo vino con le dovute variazioni può essere prodotto anche in<strong> altre diverse tipologie: Superiore, Dolce, Amabile, Spumante e Novello.</strong></p>
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