I vitigni della tipologia Lambrusco sono coltivati per lo più nelle province di Modena, Parma e Reggio Emilia in Emilia Romagna, tuttavia sono presenti delle coltivazioni anche in Piemonte, Basilicata, Puglia e Trentino. È un’uva molto produttiva e molto varia, se ne contano infatti fino a sessanta varietà differenti, anche se dal 2001 sono state ufficialmente ridotte ad otto.

Il vitigno dà origine a quattro vini DOC: il Lambrusco di Sorbara, Il Lambrusco Salamino, il Lambrusco Reggiano e infine il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro.

L’origine del nome deriva con tutta probabilità da “la brusca”, vite selvatica così indicata già da Catone nel II secolo avanti Cristo. Si deve aspettare Bacci, medico del papa Sisto V, alla fine del XVI secolo perché il termine individui non più una vite selvatica ma un particolare tipo di vitigno. In realtà la domesticazione di questa vite era cominciata già da molti secoli.

 

Restano differenze consistenti tra i singoli vitigni di lambrusco, sia a livello di pianta che al riguardo dei tempi di vendemmia, che tra una sottocategoria e l’altra possono discostarsi anche di venti giorni. Tra le sottocategorie più importanti abbiamo il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Grasparossa, il Lambrusco Maestri, il Lambrusco Marani, il Lambrusco Salamino (nella foto, vitigno salamino in alto e vitigno grasparossa in basso).

Gli acini di queste uve, in ogni caso, sono tutti a buccia spessa e di colore blu-nero.

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