L’Aglianico è un vitigno particolarmente antico, tanto che nei secoli la sua famiglia si è suddivisa in molte varianti e sottovarianti, contribuendo a creare non poca confusione nelle classificazioni.

Già Catone aveva individuato tre varietà distinte, con Plinio diventano cinque e con Columella diventano sei.

La domanda che sorge spontanea, quindi, è se veramente l’Aglianico di oggi sia lo stesso che ha reso famosi in antichità i vini della Campania felix.

Ciò che è certo è che questo vitigno fu importato da coloni greci provenienti dalla Tessaglia nell’VIII secolo avanti Cristo.

Non a caso l’origine del nome sembra essere “Hellenico” ed in epoca aragonese (tra il XV e il XVI secolo) si ha il passaggio al termine Aglianico, dovuto al fatto che la doppia L in spagnolo si pronuncia in modo simile all’italiano “gli”.

Prima della diffusione della fillossera alla fine del XIX secolo, questo vitigno era diffuso ampiamente in tutto il Sud Italia. Oggi invece la sua presenza è limitata alle zone di campagna tra la Basilicata e la Campania, con una persistenza molto limitata in Molise e in Puglia.

La pianta presenta grappolo cilindrico o conico di piccole dimensioni, solitamente ad ala singola. L’acino è piccolo, sferico e con buccia spessa di colore nero-blu. La maturazione delle uve arriva tardi, tra la fine di ottobre e i primi di novembre.

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