La coltivazione del vitigno Dolcetto risale alla fine del Cinquecento secondo testimonianze certe. Le stesse testimonianze rimandano alla zona di coltivazione del basso Piemonte (Monferrato e Liguria), per diffondersi in seguito nell’Oltrepò Pavese, nell’Alessandrino e nel Cuneese. Nella zona di Tortona è necessario non confondere il nome “Nebbiolo” che viene dato ai vitigni locali, trattandosi in realtà sempre di Dolcetto.

All’inizio del Novecento era tra i vitigni più coltivati delle zone settentrionali d’Italia, fu poi notevolmente ridotto a causa della fillossera.

Dal punto di vista quantitativo, ad oggi la maggior parte di questo vitigno si trova nel cuneese attorno alla zona d’Alba. Ben 1600 ettari di vitigni che vanno a rifornire la relativa Doc.

Importante fare una precisazione: il vino realizzato con vitigno Dolcetto, contrariamente a quanto potrebbe far pensare il nome, presenta un gusto non dolce, bensì decisamente secco. Il nome infatti non deriva dal gusto del vino, bensì degli acini d’uva che sono particolarmente succosi e quindi “dolci”, per lo meno secondo il gusto dei piemontesi. Generalmente i vini prodotti con uve Dolcetto sono secchi, asciutti, con elementi di frutti di bosco al gusto.

Il grappolo della pianta è conico con ali estese, con bacche dal colore bluastro tendente al viola nell’estremità inferiore. Oltre che nel Piemonte, il vitigno si è diffuso anche in Liguria, Lombardia e Val d’Aosta. La maturazione è precoce.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *