Non è soltanto il tipo di uva a influenzare la bontà di un vino, ma anche molti altri elementi che nell’insieme diventano la base essenziale per l’ottenimento di vini di qualità. Perché? Perché a contribuire al gusto del vino contribuiscono tutti questi fattori e la loro variazione può dare esiti differenti, così come trascurarli può generare vini di bassa fattura. Andiamo a scoprirli nel dettaglio.

Le condizioni climatiche. Sono un fattore importante nel preservare l’uva e, in questo caso, ci si può affidare preventivamente alla scelta di un terreno con le migliori condizioni climatiche previste, per il resto bisogna affidarsi alla buona sorte.

Il modo in cui vengono condotte la vinificazione e l’affinamento precedente all’imbottigliamento.

Il modo complessivo con cui viene effettuata la viticoltura, vale a dire tutto ciò che concerne la pianta: come viene piantata, seguita, potata, trattata.

Sono fondamentali poi tutti gli aspetti legati all’ambiente in cui viene coltivata la pianta:

il suolo e il sottosuolo in termini di drenaggio e fertilità;

la topografia del terreno, quindi configurazione, esposizione, pendenza e altitudine;

il macroclima generale della regione;

l’ambiente locale specifico del vigneto, che può in sé influenzare la maturazione delle uve, per esempio la vicinanza a laghi o a foreste (mesoclima);

le condizioni fisiche di ciascuna vite (microclima).

In un termine in uso in Francia, tutte quest’insieme di condizioni vengono definite “terroir”. Perché un vino sia di qualità, dunque, è necessario che il terroir si eprima nel modo migliore possibile, così come accade per molti dei migliori vini del mondo. I loro terreni, le uve e le condizioni climatiche si sono rivelati nel corso dei secoli perfettamente adatte a quel particolare ambiente, e i loro produttori li considerano un mezzo per esprimere lo spirito di quel luogo, oltre che il vino in sé. Questi vini costituiscono il 5% al massimo sul totale, nonché il 5% più redditizio di tutto il vino che si produce al mondo. Assieme ai vini vicini magari meno riusciti, si affidano esclusivamente all’indicazione geografica e sono venduti con il nome dei luoghi in cui nascono, come ad esempio Soave, Bordeaux e via dicendo.

Per quanto riguarda la particolare aroma del vino, il fattore cruciale che lo determina è dato dalla varietà di uve che lo compongono.

Le diverse viti hanno foglie differenti, così come grappoli di forme e dimensioni discordanti e uve dal gusto univoco che producono mosti, e quindi vini, sostanzialmente diversi tra loro. Questo è il motivo per cui una percentuale crescente del vino venduto oggi evidenzia in etichetta non il luogo di produzione, ma bensì il nome dell’uva (o delle uve) da cui deriva. Di fatto, la maggioranza dei vini prodotti in America sono venduti con l’indicazione della composizione cosiddetta “varietale”, come lo Chardonnay, il Pinot Noir o il Cabernet Sauvignon. L’indicazione varietale, che si traduce in una vendita sulla base dell’uva di provenienza, nacque negli Stati Uniti negli Anni Cinquanta e si diffuse durante il boom del vino californiano negli Anni Settanta. Evidentemente, ha saputo toccare le corde giuste tra milioni di nuovi consumatori di vino che poco riuscivano a districarsi tra migliaia di nomi che riportavano termini geografici talvolta arcani.

Con il sistema di etichettatura varietale, invece, affidandosi alla composizione delle uve si può disporre di un sistema relativamente semplice per classificare migliaia di vini e facilitare la scelta finale.

Immagini: morguefile